giovedì 13 Agosto 2026
Riconoscimento

La maggioranza si spacca sul riconoscimento facciale e rinvia il voto

Mentre l’iter prosegue senza intoppi nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia, in commissione Affari UE si è acceso il dibattito sulla tutela della privacy

Di Redazione
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Frenata a Montecitorio sul decreto legislativo che mira a regolamentare l’uso dell’Intelligenza Artificiale e del riconoscimento facciale da parte delle forze dell’ordine. La commissione Affari europei della Camera ha deciso di rinviare la votazione sul provvedimento, riaprendo il dibattito sulla tutela della privacy in Italia.

Dura la reazione delle opposizioni. Marianna Madia, vicepresidente della commissione Affari europei e deputata di Italia Viva, ha commentato con toni duri lo stallo: «Il rinvio del voto in commissione sul decreto legislativo in materia di riconoscimento facciale è un fatto molto grave». Secondo la parlamentare, la maggioranza avrebbe bloccato il parere della relatrice poiché recepiva alcune delle perplessità sollevate dagli esperti ascoltati durante le audizioni. «La maggioranza sembra una caserma che deve seguire i diktat di , anche su materie delicatissime come la privacy. Così si rischia di creare uno di e un per tutti», ha infine aggiunto Madia.

L’iter prosegue invece senza intoppi nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di entrambi i rami del , dopo il via libera ottenuto dalla commissione Politiche Ue del .

Il nodo della privacy e le condizioni del Garante

Al centro della discussione resta il delicato equilibrio tra le esigenze di pubblica sicurezza e la protezione dei dati personali dei . Il Garante per la protezione dei dati personali ha già espresso un parere vincolato a precise garanzie, per evitare che l’uso delle si trasformi in uno strumento di sorveglianza di massa.

Nello specifico, l’Autorità ha stabilito che non sarà possibile estrarre ed elaborare automaticamente i dati biometrici di chiunque si trovi in un determinato luogo o partecipi a un evento. L’analisi biometrica dovrà prendere il via solo di fronte a una precisa esigenza investigativa e utilizzando esclusivamente immagini già raccolte.

Il testo attuale rappresenta l’adeguamento nazionale alle deroghe consentite dal più ampio europeo, il quale vieta in linea generale l’identificazione biometrica in tempo reale negli spazi pubblici, tranne che per ristrette eccezioni legate alla sicurezza.

Il percorso normativo è tutt’altro che concluso. Una volta recepiti i pareri delle commissioni parlamentari, l’esecutivo dovrà integrare le correzioni richieste dal Garante per giungere all’approvazione definitiva, fissata per il 10 ottobre. Soltanto in un secondo momento spetterà al definire, attraverso due decreti attuativi, i dettagli tecnici e i criteri di raccolta dei dati biometrici da parte delle forze di polizia.

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