Una scena di violenza pianificata nei minimi dettagli si è consumata all’istituto comprensivo Giovanni Verga di largo Cocconi, nel quartiere Centocelle a Roma. Attorno alle 9.30, uno studente di 13 anni si è presentato in classe per sostenere una prova di recupero in geografia armato di spray urticante, un coltello con lama da 20 centimetri e una videocamera montata su un caschetto, collegata in videochiamata a un canale Telegram. Dopo essere uscito in bagno per indossare il casco e attivare il dispositivo, il ragazzo è rientrato scagliandosi contro la docente di italiano e geografia, la sessantaseicenne Isabella Marsilio: l’ha accecata al volto con lo spray al peperoncino, poi l’ha colpita con la lama al fianco e le ha sferrato due cazzotti.
Il gesto eroico del compagno e i soccorsi
A scongiurare una tragedia è stato il tempestivo intervento di un altro alunno della classe che, senza esitare, si è scagliato sul tredicenne trattenendolo e impedendogli di sferrare altre coltellate. Mentre la classe veniva evacuata e le altre aule venivano chiuse a chiave per ragioni di sicurezza, sul posto sono arrivati i sanitari del 112 e i carabinieri della stazione di Centocelle. La professoressa, sotto shock ma fuori pericolo di vita, è stata trasportata in codice giallo all’ospedale Vannini dove le sono stati applicati diversi punti di sutura. I militari hanno posto sotto sequestro lo smartphone e l’arma, portando il ragazzo in caserma insieme ai genitori, del tutto increduli per l’accaduto.
Le reazioni delle istituzioni e dei sindacati
L’episodio ha suscitato profonda indignazione nel mondo politico e scolastico. Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha definito l’accaduto «un fatto inquietante che interroga famiglie e istituzioni», esprimendo vicinanza alla docente. Dal fronte sindacale, Flc Cgil, Uil Scuola e Gilda hanno condannato il costante deterioramento dell’alleanza educativa, rifiutando tuttavia risposte esclusivamente repressive come l’introduzione di metal detector. Sulla stessa linea Mario Rusconi (ANP Roma), che ha richiamato l’attenzione sull’uso patologico dei dispositivi digitali e sulla necessità di rafforzare l’educazione al rispetto.





