giovedì 16 Luglio 2026

‘La poesia come medicina dell’anima’, Jovanotti trascina i fan in un viaggio di versi

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – C’era energia da concerto, ma senza batteria e senza chitarre. Solo parole. E bastavano. Al Salone Internazionale del Libro di , e l’editore e curatore Nicola Crocetti hanno trasformato la presentazione di “Poesia da viaggio” in un piccolo manifesto pop della felicità intelligente. Una dichiarazione d’amore versi, ai libri, alla curiosità, al creativo davanti a 500 fan del cantautore. Il libro è nato dopo il successo di “Poesie da spiaggia” e ha dentro poeti da mettere in tasca come mappe segrete.  

“La poesia mi svolta la giornata”, racconta Lorenzo ‘Jovanotti’ Cherubini. “La uso come una medicina, come una palestra”. E lo dice con quell’entusiasmo da esploratore cosmico che ha sempre avuto: uno che passa da una poesia del mistico spagnolo San Giovanni della Croce (dl titolo “Modo per arrivare al tutto”) a una pop senza mettere confini. Per lui la poesia è “ritmo, respiro, immagini che esplodono”. “È la madre segreta delle canzoni”, azzarda. “La musica è piena di furti alla poesia”, ride. E infatti i suoi racconti sembrano freestyle culturali: parla di metrica, sonetti, versi letti a voce alta in privato, perché “la poesia va sentita nel corpo”. Dice che spesso da un’intera poesia fonte di ispirazione per la sua musica sopravvive solo una frase. O un titolo. O una scintilla. “Le canzoni non hanno una formula magica, serve lavoro”. Però poi ammette che “A te” è scesa tutta insieme durante un volo , come se qualcuno gliel’avesse sussurrata all’orecchio. 

Jovanotti – vestito di bianco da capitano della Marina – parla veloce, ma non scappa mai dalle cose importanti. Anzi, ci entra dentro. Dice che in Italia gli scaffali delle librerie nelle case “si stanno svuotando” e che “i social da soli non bastano”. “Io mi sbraccio per far leggere gli altri”. E lì il pubblico applaude forte, perché non sembra uno slogan: sembra davvero una missione

 

Accanto a lui, Nicola Crocetti osserva con lo sguardo di chi questa battaglia la combatte da una vita. E a un certo punto trova l’immagine perfetta: “La poesia aspettava un cavallo di Troia. Jovanotti lo è stato”. La sala ride, poi si commuove. Perché è vero: “pochi come Lorenzo Cherubini sono riusciti a portare i poeti fuori dai recinti dell’élite e dentro la piazza, i concerti, Instagram, la televisione, la vita quotidiana”. 

Il viaggio continua tra gli amori letterari di Jovanotti. Walt Whitman, “che ti fa vedere un’America diversa”. Dino Campana, scoperto da poco e diventato subito “una folgorazione”. E poi le citazioni per “i maestri”, i cantautori che hanno trasformato le parole in musica alta: Francesco De Gregori, Lucio Dalla, Paolo , Fabrizio De André, Luca Carboni e Franco Battiato; senza dimenticare tra gli Bob Dylan e Patti Smith. 

Emozionato Nicola Crocetti per l’entusiasmo contagioso del pubblicco in sala: “La poesia merita tutto questo e molto di più. Ci voleva uno come Lorenzo per la poesia, che è sempre stata letta da pochi e scritta da molti. Nessun accademico ha fatto quello che ha fatto Lorenzo per la poesia”. Anche l’editore ha letto una poesia, “Itaca“ del poeta greco Konstantinos Kavafis e alla fine si è commosso fin quasi alle lacrime. “Alla fine della vita capisci cos’è la vita”, ha commentato tra gli applausi solidali del pubblico. (di Paolo Martini) 

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