martedì 28 Luglio 2026

La stretta sulla sicurezza di Meloni punisce i giovani: ragazzini a processo già a 14 anni

La proposta approda oggi in Consiglio dei ministri. I minori tra i 14 e 18 anni dovranno dimostrare la loro incapacità di intendere e di volere, altrimenti saranno imputabili. Antigone: “Gli adolescenti non sono adulti in miniatura e non può essere trattato come tale”

Di Redazione
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Nel Consiglio dei ministri del 23 luglio sarà presentata una proposta di modifica dell’articolo 98 del Codice penale che prevede l’imputabilità automatica per i di età compresa tra i 14 e i 18 anni. Il Meloni punta alla stretta sulla sicurezza, ma si concentra sulle fasce della popolazione più fragili, le stesse che dovrebbero essere tutelate e allontanate dai pericoli.

Il testo ha già preso il nome di “stretta anti ” ed elimina la verifica della capacità di intendere e di volere dell’adolescente da parte degli esperti. Ad oggi, infatti, l’imputabilità del minore deve essere dimostrata caso per caso. Il giro di vite è fortemente voluto da Lega e Forza Italia. Quest’ultima alla Camera ha presentato una proposta di legge già incardinata in Commissione, a prima firma Marta Fascina, per abbassare da 14 a 13 anni la soglia dell’imputabilità.

Inoltre, se questo testo dovesse entrare in vigore, la possibilità di escludere l’imputabilità nei casi in cui il minore non sia capace di intendere e di volere non verrebbe eliminata, ma si modificherebbe il criterio di accertamento. In sostanza, l’incapacità di intendere o di volere non sarà più il presupposto per affermare l’imputabilità, ma diventerà una circostanza eccezionale che deve essere provata.

Antigone: “La giustizia minorile è sempre più repressiva”

Sulla questione è già arrivata la critica durissima dell’ Antigone, onlus che si occupa della tutela dei diritti umani nel sistema penale, secondo cui l’approvazione di queste misure potrebbe “trasformare la giustizia minorile italiana da sistema fondato sulla funzione educativa e sulla responsabilizzazione a sistema sempre più orientato alla punizione e alla repressione”.

La stretta, infatti, non funzionerebbe da deterrente ma solamente da punizione che segue l’illecito. Inoltre, secondo Antigone, l’Italia non sta davvero affrontando un’emergenza di minorile tale da giustificare una decisione simile. “Invece di chiederci perché sempre più adolescenti entrino in contatto con il sistema penale, si continua a rispondere allargando il perimetro della punizione”, spiega Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell’Osservatorio minori di Antigone.

Il pericolo è quello di condannare questi giovanissimi a traumi e pericoli senza precedenti. “Un adolescente non è un adulto in miniatura e non può essere trattato come tale”, ha aggiunto, invitando il Governo Meloni a ragionare su come prevenire i reati minorili e non a come punirli.

La posizione di Lega e

Secondo Lega e FI, invece, queste proposte risponderebbero a molte richieste provenienti dal mondo della giustizia penale. L’ex deputato di FI Pietro Pittalis ha provato a spiegare i motivi della proposta di legge presentata da Fascina, chiarendo che un 13enne di oggi non può essere paragonato a un ragazzino della stessa età del 1988, anno in cui è stata decisa l’età della non imputabilità.

Una tesi che fa riferimento al fenomeno delle baby gang e del coinvolgimento dei minori in criminali da parte di . In quest’ caso, però, si dimentica che i più giovani subiscono l’influenza di adulti che si approfittano proprio della loro immaturità per convincerli a compiere illeciti. Un problema che non può essere risolto con l’arresto del minore, ma che deve essere anticipato e risolto alla radice.

I pericoli della “stretta anti maranza”

A spiegare il cortocircuito di queste strette è anche Luigi Manconi, politologo e sociologo dei fenomeni politici, a Il Dubbio: “Il minore che patisce uno svantaggio sociale, per questa stessa ragione subisce un’ulteriore forma di deprivazione, rappresentata dall’abbassamento dell’età di imputabilità e, dunque, dalla sottoposizione ai meccanismi del controllo sociale, della privazione della libertà e viene soggetto a quello che è un vero e proprio processo di marginalità ulteriore”.

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