Un grafico condiviso dagli eurodeputati dem Nicola Zingaretti e Sandro Ruotolo indica le interazioni ai post pubblicati su Facebook dai partiti dal mese di dicembre del 2023 a inizio 2025. Il Partito democratico figura in rosso, Fratelli d’Italia è in blu e Forza Italia in azzurro, mentre la Lega è rappresentata in verde e risulta incredibilmente al di sopra dell’engagement medio.
È un lasso di tempo che include le elezioni di Donald Trump, ma anche l’applicazione di un nuovo algoritmo da parte di Meta. Questo in seguito alla multa imposta a Mark Zuckerberg, dopo che il Garante della privacy ha accertato una raccolta impropria dei dati degli utenti con l’obiettivo di una profilazione politica. Ma le modifiche della piattaforma sembrano favorire in modo sproporzionato il partito alla guida di Matteo Salvini.
Da qui parte la denuncia degli eurodeputati: “Sembrerebbe emergere un meccanismo sistematico, una sorta di ‘tappo’ che scatterebbe nei 30 giorni precedenti al voto – spiegano – in questo periodo cruciale, l’engagement della politica istituzionale subirebbe un crollo verticale, per poi tornare ai livelli precedenti dopo la chiusura delle urne”.
Questo non vale però per “la destra antieuropeista”, che invece “avrebbe registrato una crescita anomala”. In particolare la Lega, con +140% sui social. “Gli algoritmi sarebbero stati utilizzati come arma politica. Se confermato, sarebbe inaccettabile” – concludono Zingaretti e Ruotolo.
Immediata la reazione della senatrice M5s Barbara Floridia: “Chiederemo che il Parlamento si occupi della vicenda”. E aggiunge: “Necessario che vengano convocati i vertici americani di Meta a riferire”. È una preoccupazione confermata anche da un recente studio dell’Università di Urbino, che evidenzia come Facebook penalizzi i contenuti di alcuni esponenti politici, favorendo invece la diffusione di materiale para-informativo e tendenzialmente militante.
Meta si difende ma l’anomalia rimane
Per quanto Meta si sia difesa, sostenendo che la tesi degli eurodeputati dem sia del tutto “infondata e inaccurata”, è innegabile che precedentemente alla sentenza del Garante l’azienda raccogliesse dati in maniera “ampiamente eccedente”. Peraltro, nel 2022 furono proprio i dirigenti ad ammettere che i dati potevano essere condivisi con “partner governativi o comitati elettorali”.
Meta ha chiarito di aver rimosso il filtro sui contenuti politici, ma l’anomalia rimane. Come hanno rivelato Il Fatto Quotidiano e Report, a due giorni dalle elezioni di Donald Trump i profili della Lega – e di altri partiti di estrema destra – sarebbero arrivati a registrare un tasso di crescita sui social tra il 200 e il 400%.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
