lunedì 15 Giugno 2026

Attentato a Trump: le indagini e i dubbi sulla sicurezza

Allarme sugli accessi interni all’hotel Hilton e sui controlli effettuati agli ospiti. L'attentatore del Presidente Usa avrebbe dormito in una stanza a pochi metri da lui. Protocolli sotto revisione dopo l’attacco sventato

Da Silvia Forconi
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Cole Allen, l’uomo che ha tentato di colpire Donald Trump e il suo durante la dei della , probabilmente non ha dovuto forzare nessun blocco esterno. Avrebbe prenotato una stanza all’ di Washington, portato dietro un fucile, una e diversi coltelli e atteso il momento giusto. Soggiornando nell’hotel, avrebbe evitato i controlli che ogni altro ospite ha dovuto superare, infatti, in vista dell’evento all’esterno, erano stati predisposti controlli stringenti con metal detector e isolamento dell’area, ma laccesso dall’interno dell’hotel potrebbe aver rappresentato un punto vulnerabile. Un aspetto ora al centro delle verifiche.

Il nodo della sicurezza

L’Hilton è da decenni la “casa” di questo evento, un edificio imponente che i servizi di sicurezza conoscono a . Eppure, qualcosa è andato storto. Nonostante le suite blindate, gli ascensori dedicati e l’accesso speciale per la limousine presidenziale, il punto debole è stata proprio l’accoglienza dell’albergo.

Dopo la strage di Las Vegas del 2017, quando un uomo di 64 anni, Stephen Paddock, si barricò in una suite al 32° dell’hotel Mandalay Bay e uccise 60 persone, gli hotel americani avrebbero dovuto intensificare i controlli sugli ospiti “sospetti”, ma Allen era un trentunenne californiano senza precedenti penali. Resta da capire se l’Hilton abbia fatto uno screening adeguato o se la routine abbia preso il sopravvento sulla prudenza.

Nel mentre, l’agente viene dimesso dall’, e l’America si interroga di nuovo. Dopo l’orecchio ferito di Trump in Pennsylvania, questo nuovo attacco dimostra che nella sicurezza ci sono ancora troppe falle, con un uomo armato che è riuscito a dormire a pochi metri dal suo bersaglio.

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