Le barche della Global Sumud Flotilla, circa una sessantina, hanno lasciato il porto di Augusta, in provincia di Siracusa. Si uniranno alle altre imbarcazioni, provenienti dalla Grecia e dalla Turchia, e tenteranno nuovamente di raggiungere Gaza. La referente nazionale dell’associazione Maria Elena Delia ha ricordato che nella Striscia c’è ancora un genocidio in atto, con il 60% del territorio in mano all’esercito israeliano. Ha evidenziato, peraltro, che dal cessate il fuoco proclamato dal presidente Usa Donald Trump sono morte circa 800 persone.
“Ci sono queste decine di barche bellissime, con alberi ricoperti di bandiere palestinesi e vele dipinte”, afferma orgogliosa Delia. Annuncia così la partenza, che era prevista per venerdì 24 aprile, ma che era stata rinviata per il maltempo. La Global Sumud Flotilla non si è mai dimenticata di Gaza, riconoscendo l’inefficacia dell’accordo siglato dal tycoon e dal premier israeliano Benjamin Netanyahu. Così come le controversie legate al progetto del Board of Peace, che non si è mai tradotto in una reale tutela della vita dei cittadini palestinesi.
Questa è “la più grande missione umanitaria che abbia mai tentato di rompere l’assedio”. Lo hanno rivendicato gli organizzatori. Ed effettivamente il numero di imbarcazioni che partecipa alla missione è aumentato in modo consistente. Se nel mese di ottobre 2025 le Forze di Difesa israeliane sono riuscite ad abbordare le quaranta barche della Flotilla – arrestando diversi attivisti, tra cui Greta Thunberg –, questa volta si troveranno davanti un corpo molto più numeroso.
Non saranno le “cento barche con mille attivisti a bordo” annunciate nei giorni scorsi, ma poco ci manca. Anche se rimane il nodo della sicurezza, in acque nelle quali ora imperversa anche il conflitto tra Stati Uniti e Iran. Questo però non spaventa l’equipaggio, che nelle settimane precedenti alla partenza si è sottoposto a un intenso training di addestramento sull’approccio da riservare alle autorità di Tel Aviv, qualora decidessero di fermare la missione.
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