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sabato 18 Aprile, 2026
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Donald Trump sui soldati Usa caduti in Iran ph Ansa

Le prime morti degli Usa ma Trump non vuole fermare la guerra

Gli Stati Uniti hanno perso 13 soldati dall'inizio del conflitto e i sondaggi mostrano un certo scetticismo della popolazione verso la guerra nel Golfo voluta dal presidente

Da Laura Laurenzi
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“L’Iran vuole fare un accordo e io non voglio farlo perché i termini non sono ancora abbastanza buoni”. Con queste parole il presidente Usa, Donald Trump, ha confermato che il conflitto nel Golfo potrebbe durare più di quanto immaginato. Intanto, dal 28 febbraio sono 13 i soldati statunitensi che hanno perso la vita nel conflitto.

Oggi, il Pentagono ha confermato l’identità dei sei soldati deceduti il 5 marzo nello schianto di un aereo in Iraq. Si tratta di sei aviatori della Marina Usa, di età compresa tra i 28 e i 38 anni. John A. Klinner, Arina G. Savino, Ashley B. Pruitt, Seth R. Koval, Curtis J. Angst e Tyler H. Simmons.

“I figli di John non potranno sentire il profondo amore che provava per loro”, ha scritto la moglie del Maggiore John Klinner, che ha lasciato un bimbo di due anni e uno di appena 7 mesi. “Il sorriso di Tyler poteva illuminare una stanza e la sua forte presenza poteva riempirla”, si legge in un comunicato rilasciato dalla famiglia del Sergente Simmons, la più giovane vittima statunitense del conflitto.

Di fronte a queste perdite, a destabilizzare la popolazione è proprio il comportamento del Tycoon. Lo scorso 7 marzo, Trump e sua moglie si sono recati in Delaware per accogliere le salme dei primi sei soldati morti nel conflitto in Iran. Con esse sono giunte anche le prime parole dei famigliari.

Il presidente si è presentato con indosso un cappellino da baseball bianco con la scritta Usa. Un indumento che fa parte del suo merchandising, che ha deciso di non rimuovere neanche al passaggio delle bare coperte dalla bandiera statunitense. Una scelta che ha scatenato una dura polemica nel Paese.

In quelle bare erano presenti giovani deceduti in un conflitto geograficamente lontano e sulla cui importanza l’opinione pubblica americana continua ad informarsi. Un sondaggio realizzato da SSRS per la Cnn ha dimostrato che 6 cittadini Usa su 10 non approvano l’attacco Usa in Iran. Il 60% degli intervistati, inoltre, sostiene che Trump possa non avere un piano certo per la gestione del conflitto e il 62% ritiene che il capo della Casa Bianca dovrebbe avere l’approvazione del Congresso per ulteriori azioni militari.

Anche se è troppo presto per tirare un bilancio del conflitto, sembra che negli Usa si osservi con un certo scetticismo la guerra in corso. Solo il 12% degli americani è favorevole all’invio di ulteriori soldati, mentre 60% è contrario e il 28% non è certo della scelta. A preoccupare, poi, sono i reali risultati di questa operazione militare.

Secondo un rapporto degli 007 Usa, il regime iraniano è ancora intatto e non rischia di collassare. Uno scossone potrebbe essere garantito solo da un’operazione di terra Usa. Finora, infatti, Israele e Stati Uniti hanno condotto solo raid aerei sul Paese islamico. Una decisione, quella di inviare truppe terrestri nel Golfo, che Trump continua a valutare senza per ora aver preso una direzione chiara. Il tutto nella consapevolezza delle perdite che una decisione simile potrebbe causare.

La dimostrazione che all’interno di ogni bara che torna negli Usa avvolta da una bandiera c’è una vita spezzata all’improvviso. Il perdurare del conflitto e le possibili nuove perdite Usa, quindi, potrebbero generare un certo scetticismo nei confronti dell’amministrazione Trump. Una possibilità che il presidente prova a combattere con frasi rincuoranti e al contempo dure nei confronti di un nemico che molti statunitensi potrebbero percepire troppo lontano per essere una reale minaccia.

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