I lefebvriani hanno ignorato l’appello di Leone XIV e hanno ordinato quattro nuovi vescovi a Écône, in Svizzera, senza l’autorizzazione del Papa. La cerimonia si è svolta sotto un violento temporale, con migliaia di fedeli raccolti nel prato davanti al seminario.
È l’ennesimo strappo tra Fraternità sacerdotale San Pio X e San Pietro: le consacrazioni fanno scattare la scomunica automatica per i lefebvriani e, di fatto, lo scisma dalla Chiesa cattolica.
L’appello ignorato del Papa
Due giorni prima delle ordinazioni, Leone XIV aveva chiesto ai lefebvriani di fermarsi. «Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi!», aveva detto rivolgendosi a don Davide Pagliarani, superiore del movimento ultratradizionalista.
L’invito è caduto nel vuoto. A Écône sono stati consacrati quattro vescovi, mentre il cielo si oscurava sopra il grande tendone allestito accanto al seminario. Sui social, molti hanno commentato il temporale come un segnale simbolico su una celebrazione destinata a rompere definitivamente i rapporti con il Vaticano.
«Le censure non hanno nessun valore»
Prima della messa, Pagliarani ha fatto leggere un testo in cui i lefebvriani parlano di «circostanza del tutto eccezionale». Secondo il documento, dal Concilio Vaticano II in poi le autorità della Chiesa avrebbero mostrato «un atteggiamento contrario alla fede».
Per questo, prosegue il testo, «Riteniamo che eventuali pene o censure contro questo atto non abbiano nessun valore».
Per il Vaticano, invece, l’ordinazione di nuovi vescovi senza mandato pontificio comporta la scomunica automatica o, per usare la definizione del diritto canonico, la scomunica latae sententiae.
L’omelia contro la Chiesa del dialogo
Nell’omelia, durata quasi quaranta minuti, don Davide Pagliarani ha respinto l’accusa di slealtà verso il pontefice. «Siamo accusati di non amare il Papa, siamo accusati di non rispettarlo, ma è proprio perché amiamo il Papa come Vicario di Cristo che non vogliamo più vedere il Papa umiliato, messo sullo stesso piano dai falsi pastori».
Poi ha descritto la frattura con Roma come una distanza ormai radicale: «Il problema è che parliamo due lingue diverse, noi parliamo la lingua della fede, il linguaggio della tradizione». Dall’altra parte, ha detto, ci sarebbe «il linguaggio dell’inclusione, del dialogo, dell’accompagnamento».
«Pronti a pagare qualunque prezzo»
Pagliarani ha rivendicato lo strappo come un atto di fedeltà alla Chiesa. «Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa», ha detto, definendola «una madre in difficoltà, che soffre, una madre a volte tradita».
Ha poi respinto come «falso dilemma» l’idea di dover scegliere tra fede e Chiesa. Guardando al precedente del 1988, ha detto che tra quarant’anni si dirà dei lefebvriani di oggi che «non si sono piegati, non si sono inginocchiati davanti allo spirito del mondo. Si sono inginocchiati solo a Dio».
Il precedente di Lefebvre
Lo strappo richiama quello del 30 giugno 1988, quando Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza il via libera di Giovanni Paolo II. La Santa Sede rispose con la scomunica e definì quel gesto «un atto di disobbedienza» e un «atto scismatico».
Nel tentativo di riaprire il dialogo, Benedetto XVI revocò poi la scomunica ai vescovi ordinati nel 1988 e liberalizzò la messa con il rito precedente a quello introdotto dal Concilio Vaticano II. Il suo successore, Bergoglio, rese validi i matrimoni celebrati dai preti lefebvriani. La ricomposizione però non è mai arrivata. I lefebvriani non hanno mai accettato pienamente l’evoluzione della dottrina e non sono rientrati nella piena comunione con Roma.
Il legame con l’estrema destra
I lefebvriani contano oggi circa 720 sacerdoti, 700 chiese e quasi mezzo milione di fedeli nel mondo. Difendono la liturgia tradizionale secondo il Messale del 1962 e la formazione sacerdotale precedente al Concilio Vaticano II.
La loro storia incrocia spesso ambienti dell’estrema destra. Sono noti i rapporti tra diversi esponenti lefebvriani e gruppo politici quali il Rassemblement National di Le Pen in Francia, il Narodowe Odrodzenie Polski in Polonia e, in Italia, con Forza Nuova e il suo leader Roberto Fiore. Nel 2013 i lefebvriani furono gli unici disponibili a celebrare le esequie di Erich Priebke, il gerarca nazista condannato per l’eccidio delle Fosse Ardeatine.
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