mercoledì 15 Luglio 2026
Elio Vito

L’ex deputato Elio Vito a La Sintesi: «Meloni vuole distruggere la democrazia parlamentare e il ruolo di garanzia del Capo dello Stato»

L’ex capogruppo di Forza Italia analizza l’operato della presidente del Consiglio e afferma: «Tra le anomalie, il fatto che la destra governi grazie a un partito popolare»

Di Maria Vittoria Ciocci
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Il Governo guidato dal centrodestra, in vista della conclusione della legislatura nel 2027, può vantare il record di voti di fiducia e legge, la paralisi dei principali organi di controllo – dunque Vigilanza , Consob e Antitrust –, ma anche il tentativo di riformare la legge elettorale con due obiettivi: garantirsi un Meloni bis e puntare al Quirinale, grazie al premio di maggioranza. Ne abbiamo parlato con l’ex deputato Elio Vito. Nella sua carriera politica ha ricoperto il ruolo di ministro per i Rapporti con il Parlamento sotto il Governo ed è stato capogruppo di Forza Italia dal 2001 al 2008.

Lei ha affermato che «la destra sta distruggendo la democrazia parlamentare». Cosa intende?

«Gli strumenti tipici della democrazia parlamentare sono le leggi e le funzioni di controllo. Per quanto riguarda le prime, il governo ha varato più decreti legge che disegni di legge. Questi decreti legge hanno portato i voti di fiducia a 123 e sono numeri senza paragoni con i precedenti governi. Sia quelli di cui Meloni ha fatto parte quando era ministro della Gioventù, sia quelli in cui era all’opposizione. Nella legislatura intera, quindi cinque anni, il record massimo di voti di fiducia mettendo insieme tre governi era 108. A questo si aggiunge che una volta questo faceva scandalo, oggi c’è un’assuefazione totale dell’opposizione e degli organi di informazione. Mentre venendo alle funzioni di controllo, non c’è un accordo sul presidente di garanzia Rai. Lo stesso vale per il presidente della Consob e dell’Antitrust. Tre organi paralizzati. E per concludere c’è poi la questione delle commissioni d’, che vengono utilizzate come strumento per processare politicamente le opposizioni».

La Meloni ha sostenuto che sia giunto il momento di avere un Presidente della Repubblica di destra. Cosa ne pensa? Sta preparando il terreno per Ignazio La ?

«No, questo non credo. Quando Meloni dice ‘di destra’, intende ex missino. Gli ex missini li abbiamo già avuti come presidente della Camera con Gianfranco Fini, alla presidenza del Senato con e alla presidenza del Consiglio con Giorgia Meloni. Mi pare che la destra ex missina sia stata ampiamente e giustamente sdoganata. Non c’è nulla di male, perché alle cariche istituzionali dovrebbe potervi accedere qualunque partito. Quindi in linea teorica è giusto. Il problema è che il Presidente della Repubblica ha un massimo ruolo di garanzia ed è rappresentante dell’unità nazionale. Lei non lo può pretendere come risultato di una vittoria politica di parte. Serve un Capo di Stato che sia eletto da entrambi gli schieramenti. Il suo discorso è fallace anche perché il centrodestra ha eletto sia Giorgio Napolitano che Sergio . Non è che sono stati votati presidenti contro la destra. Deve di conseguenza trovare che possano essere votati da entrambi gli schieramenti. Lei invece lo lega alla riforma della legge elettorale e al premio di maggioranza, dando una lettura distorsiva della figura del Presidente della Repubblica. Insomma, hanno prima distrutto la democrazia parlamentare e ora vogliono distruggere anche il primo ruolo di garanzia».

A proposito delle politiche del 2027, secondo lei Meloni aprirà a Roberto Vannacci? Futuro nazionale serve alla coalizione per vincere contro il campo largo?

«Non lo so. La crescita dell’estrema destra fa parte sicuramente di una tendenza, anche in Afd sta crescendo. Ma l’anomalia non è questa. Mentre a Berlino il partito popolare guidato dal cancelliere Merz si oppone ad Afd, in Italia noi abbiamo Forza Italia, partito appunto popolare, che governa con la destra. Quando non ha più avuto il ruolo di guida, si è fatta trascinare da quelle forze contro le quali fa opposizione in Europa. Lo stesso vale per la Lega. Il problema non è quindi che ci sia una destra estrema, ma che possa governare grazie a un partito popolare. Poi secondo me Giorgia Meloni, dopo le elezioni o piuttosto che prima, farà sicuramente affidamento anche sui voti di Vannacci».

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