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giovedì 23 Aprile, 2026
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Giorgia Meloni. ANSA_Fabio Cimaglia

Meloni andrà alle urne a mani vuote. Tra fallimenti e riforme bocciate

Dal decreto anti Rave che non ha portato a condanne fino alla mancata attuazione delle riforme del Premierato e dell'Autonomia differenziata, il governo ha accumulato un fallimento dopo l'altro. A un anno dalle elezioni si prepara a pagarne il conto

Da Redazione
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L’egemonia di Giorgia Meloni si è conclusa. O forse non è mai iniziata. La conferma di Eurostat dell’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in Italia del 3,1% è l’ennesimo colpo contro la propaganda del governo. L’Italia, a causa di uno 0,1% che vale circa 2 miliardi di euro di disavanzo, non può uscire dalla procedura di infrazione imposta dall’Unione europea. In sostanza, anche quest’anno il debito pubblico è eccessivo. L’ennesima promessa di questo esecutivo che non è stata rispettata e la nuova conferma dell’incapacità della premier e dei suoi ministri di gestire la situazione di crisi del Paese.

Meloni tenta di ripararsi dietro una narrativa ormai svuotata del suo significato: “Stiamo pagando il prezzo di chi è venuto prima di noi”. Una frecciatina al Superbonus voluto dal pentastellato Giuseppe Conte, che oggi però non le è di alcun aiuto. La mancata uscita dell’Italia dalla procedura di infrazione è infatti sia un danno che una beffa per il suo governo. Da un lato c’è la consapevolezza di aver sempre decantato grandi successi in materia economica, con l’aumento delle percentuali di lavoro (quello povero) e l’interesse nei confronti della competitività delle industrie e aziende italiane (con le bollette che restano tra le più alte d’Europa).

In più sono da ricordare le tre manovre finanziarie incentrate su austerità e ristrettezza. Il tutto per cercare di portare il debito sotto il 3% del Pil. “Questo governo non ha creato nuovo debito da lasciare alle nuove generazioni”, aveva dichiarato convinto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, lo scorso novembre. Una frase che è invecchiata piuttosto male. L’insuccesso economico si aggiunge a quello del referendum sulla Giustizia, al freno del Colle sul decreto Sicurezza e al fallimento del ruolo di “pontiera” tra Europa e Usa. Fiaschi che si accumulano a circa un anno dalle nuove elezioni politiche.

Tutte le promesse mancate di Meloni

Anche in politica, dopo tutto, i conti si pagano tutti insieme. Nella prossima campagna elettorale, Meloni dovrà spiegare cosa sia riuscita a mettere in atto in questi cinque anni. La riforma della Giustizia è fallita e quelle del Premierato e dell’Autonomia differenziata non hanno mai visto la luce. A queste plateali mancanze nei confronti dei suoi stessi elettori, si aggiungono una serie di decisioni che si sono rivelate infruttuose.

Andando in ordine, la prima decisione intrapresa dal governo Meloni è stata quella di introdurre un decreto anti-rave, ovvero i raduni notturni a base di musica techno all’interno di boschi o capannoni occupati. “Una norma che rivendico e di cui vado fiera perché l’Italia, dopo anni di governo che hanno chinato la testa di fronte all’illegalità, non sarà più maglia nera in tema di sicurezza”, aveva dichiarato Meloni nel 2022. Secondo i dati ufficiali del Ministero dell’Interno, però, in questi anni non vi sono mai state condanne. Un segno che la norma, forse, era superflua.

Da chiarire anche lo scopo e l’utilità dei centri per migranti in Albania. Due strutture, destinate a costare 670 milioni fino al solo 2028, che avrebbero dovuto “svuotare l’Italia dagli immigrati irregolari”. Un obiettivo ostacolato dalla giustizia, che ha ricordato i diritti umani dei migranti e l’impossibilità di trasferirli in un Paese di approdo che non sia l’Italia. Nel 2023, Meloni dichiarò che i centri avrebbero “inizialmente” ospitato circa 36mila persone l’anno. Da aprile 2025, però, in totale sono state 536. Eppure, la deputata di FdI, Sara Kelany, sostiene che questi funzionino “a pieno regime”. In sostanza, neanche la propaganda antimigratoria è stata applicata. Meloni, dunque, si presenterà alle elezioni del 2027 con una serie di promesse ancora da rispettare e nessun successo economico da rivendicare, ma potrebbe giocare ancora una volta la carta del “non è veramente colpa mia”.

Leggi anche: Batosta per Meloni: deficit oltre il 3%. Il Governo dei tagli ha fallito

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