giovedì 16 Luglio 2026
Meloni

Meloni difende la linea su Trump, Ucraina e Medio Oriente. Da Ankara: «Non mi pento di nulla»

La premier chiarisce la posizione italiana sui principali dossier internazionali e rivendica l’importanza della NATO: «Noi europei pagheremmo più di chiunque altro un indebolimento dell'Occidente»

Di Maria Vittoria Ciocci
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«Non mi pento assolutamente di nulla di quello che ho fatto». Dal della NATO ad Ankara, in Turchia, la premier Giorgia Meloni rivendica le sue scelte in ambito internazionale. Dalla fiducia riposta nell’, all’allineamento con la , passando per il sostengo all’Ucraina nel conflitto contro la Russia. In particolare, sul rapporto con gli USA, la presidente del Consiglio ha specificato: «Non è una strategia – quella dell’asse -Washington, ndrnata con Donald Trump, l’ho portata avanti con tutti gli interlocutori che ho avuto di fronte».

Interpellata dai cronisti, la leader di Fratelli d’Italia non ha potuto esimersi dal dare una spiegazione sui battibecchi social tra lei e il tycoon. Meloni ha quindi ricordato che i due hanno delle «affinità» – soprattutto sulla gestione dell’immigrazione e sulla critica all’ideologia woke –, ma questo non significa che la linea italiana dipenda dai rapporti personali con omologhi e Capi di Stato. «Le mie scelte non sono dettate dal piccolo cabotaggio», ha quindi ribadito, facendo convergere il punto della discussione sul rafforzamento del complesso euroatlantico. «Noi europei pagheremmo più di chiunque altro un indebolimento dell’Occidente», riferendosi dunque ai aperti, tra cui quello che imperversa a da oltre quattro anni.

Il dossier mediorientale

Giorgia Meloni ha accolto con favore l’annuncio di un nuovo round di tra Israele e , ricordando il ruolo dell’Italia nei principali dossier mediorientali e proponendo Roma come location negoziale. Da Ankara, la premier rivendica la credibilità costruita all’interno della NATO e quindi la volontà di affermarsi come uno dei principali interlocutori dei Paesi del Golfo. Ha inoltre aggiunto: «Non bisogna perdere la speranza sulla possibilità di un negoziato in Iran. Finora l’opzione militare non ha portato risultati così concreti e bisogna continuare a insistere sulla via diplomatica».

Non manca di ricordare il contributo delle Unifil, stanziate nel territorio presieduto da Beirut: «Il valore dei nostri uomini e delle nostre donne in divisa è il principale patrimonio diplomatico dell’Italia». Grazie a loro, evidenzia Meloni, il Paese può dirsi credibile, serio e soprattutto centrale in un potenziale percorso di pace. Ma l’intenzione della premier di favorire un’intesa tra Libano e Israele non nasce ad Ankara, bensì durante il bilaterale con Emmanuel Macron in Costa Azzurra. Qui, i due leader hanno proposto una «coalizione internazionale» per difendere la sovranità del libanese e prolungare il mandato Unifil.

La presidente del Consiglio ha spiegato ai cronisti di averlo proposto anche al presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha accolto il progetto Roma-Parigi con favore. L’incontro si è poi spostato su altri temi caldi come il conflitto russo-ucraino, il nodo della Libia – rispetto al quale Meloni intende intensificare il coordinamento per contrastare l’immigrazione irregolare e il traffico di esseri umani –, e la guerra in Iran. Che sembra non voler cessare, neppure di fronte ai fragili accordi di Ginevra.

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