lunedì 15 Giugno 2026
Meloni e Salvini

Meloni gela le ambizioni di Salvini: niente Viminale

Il centrodestra studia una strategia per arginare l’ascesa politica di Roberto Vannacci. Ma la premier esclude l’ipotesi di sostituire Matteo Piantedosi alla guida del ministero dell’Interno

Da Maria Vittoria Ciocci
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Il nodo Vannacci si sta trasformando in una matassa per il centrodestra. Ognuno ha un’idea diversa su come arginare l’ascesa politica del generale. Il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo, per dire, sostiene: “Il ritorno di Matteo Salvini al Viminale è l’unico modo per arginare Vannacci”. Mentre , segretario di Noi Moderati, azzarda: “Serve una trasfusione politica”. Quindi, specifica ai cronisti del , “dobbiamo far capire che siamo noi il centrodestra e c’è chi invece lavora per far vincere Elly Schlein e Giuseppe “.

È questa la linea della premier . Che non considera minimamente l’ipotesi di Salvini al Viminale. In alla Camera la leader di Fratelli d’Italia ha risposto ai vannacciani Laura Ravetto ed Emanuele Pozzolo che, in realtà, coloro che si definiscono “la vera destra” hanno votato per sei volte insieme alla segretaria dem Elly Schlein e al leader pentastellato Giuseppe Conte. E la segue anche il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti: “Quelli di Vannacci sono antisistema che in tante regioni pescheranno nel bacino della Lega, certo, ma anche in quello del M5s e della sinistra”. La strategia, in sintesi, è quella di puntare sulla presunta ipocrisia di .

Meloni, Salvini e il sogno del Viminale

Giorgia Meloni punta a rivendicare il vessillo della “vera destra”. Non ci sono margini, invece, per sostituire alla guida del ministero dell’Interno. E neppure per il rimpasto, in quanto questo comporterebbe un Meloni II e azzererebbe il record di longevità tanto caro alla premier. Non solo: non è detto che il presidente della Repubblica, alla luce delle sostituzioni a catena post-referendum, autorizzi un simile. Peraltro a poco più di un anno dalle elezioni parlamentari.

D’altro canto, Salvini dovrebbe pensare più alle difficoltà interne al suo partito piuttosto che al ritorno trionfale al Viminale. Dopo il consiglio federale della Lega, tenutosi mercoledì 10 giugno, i deputati e i senatori del Centro-Sud si sono dissociati dal progetto di “due Leghe”, chiarendo che “se dovesse passare la modifica statutaria”, almeno in “venti se ne andrebbero subito”. A questo proposito, il vice segretario Claudio Durigon ha rincuorato i colleghi: non è previsa nessuna modifica.

Nel frattempo, durante il raduno dei giovani della Lega organizzato a Tor di Quinto, Salvini ha tagliato corto: “Ci sono tante difficoltà. Le gufate, un parlamentare che se ne va e le inchieste. Ma io vado avanti”.

Leggi anche: “Meloni regina tasse, l’Italia descritta con Chatgpt” Conte e Schlein all’attacco della premier

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