Giorgia Meloni annuncia pubblicamente, nel corso di un’intervista rilasciata a Bloomberg, che il ruolo del governo all’interno di Monte dei Paschi di Siena, può considerarsi concluso. Rimane una quota del 4,863%, che dunque non implica la capacità di influenzarne l’andamento, ma neppure di nominare i nuovi organi amministrativi e di vigilanza.
Poco dopo, il titolo Mps crolla ai minimi, toccando quota 8,30 euro, con una perdita del 6,7%. Anche Mediobanca ha subito un forte ribasso, chiudendo in calo del 6,24% a 18,47 euro. La premier infatti ha scelto un momento piuttosto delicato per dichiarare con orgoglio il passo indietro. Mercati aperti e rinnovo del consiglio di amministrazione della banca imminente. La reazione negativa degli investitori è stata letta quindi, a ragion veduta, come una conseguenza diretta della scivolata di Meloni.
Insomma, la Presidente del Consiglio – che ha sottolineato a Bloomberg come l’operato dell’esecutivo abbia risanato l’istituto senese, tanto ora da considerarlo “solido” – ha invece provocato un senso di incertezza sulle prospettive future dell’assetto societario, causato dall’evidente disimpegno dello Stato.
L’opposizione incalza: “Partite finanziarie gestite come talk show”
Puntuale la reazione dei partiti di opposizione. Francesco Boccia, capogruppo dei senatori del Pd, recrimina alla premier di approcciarsi a partite finanziarie piuttosto delicate “come un talk show”: “Il governo è allo sbando. Un danno dopo l’altro su un dossier che riguarda risparmiatori, lavoratori e credibilità internazionale”.

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Lo segue Stefano Patuanelli, senatore del M5S, che definisce l’intervento di Meloni “quasi folle”: “Se davvero lo Stato esce, lo si fa con certi tempi…Non mentre Piazza Affari è aperta”. È questione, dopotutto, di “responsabilità istituzionale”.
A cura di Maria Vittoria Ciocci
