I negoziati procedono a rilento, ma una prima apertura si è percepita. Il Cremlino ha accettato le garanzie di sicurezza per l’Ucraina proposte dagli Stati Uniti. Lo ha confermato il capo di gabinetto di Volodymyr Zelensky, Kyrylo Budanov, il quale si è detto ottimista in prospettiva di un possibile accordo di pace.
Durante i negoziati, la Russia avanza
La forza armata russa ha conquistato altri due villaggi, Neskuchne e Gorkoye, rispettivamente a Kharkiv e Zaporizhzhya. Mentre Venerdì 27 febbraio, in serata, è scoppiato un incendio nella raffineria di petrolio di Novominskaya, nei pressi di Krasnodar in Russia.
Il quartier generale operativo nell’area ha spiegato che ha preso fuoco uno dei serbatoi di stoccaggio a causa di un drone, per poi espandersi per 150 metri quadrati. Per spegnere le fiamme è stato necessario l’intervento di 39 addetti dei servizi di emergenza e 13 unità, tra cui specialisti del Ministero delle Emergenze.

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Per quanto Washington abbia ritenuto di aver assistito a “progressi significativi”, l’ultimo round di negoziati in realtà ha lasciato – ancora una volta – diverse questioni irrisolte. Zelensky resiste, ma sembra che non ci siano alternative per l’Ucraina, se non quella di cedere parte del territorio occupato.
Putin è irremovibile sull’annessione del Donetsk e Lugansk, le due regioni del Donbass. E, se non si arriva a un’intesa, potrebbe estendersi ulteriormente anche a Kherson e Zaporizhzhya. La Russia ha inoltre chiesto espressamente che il prossimo incontro si sposti ad Abu Dhabi, in quanto non considera più la Svizzera un terreno neutrale.
Impegnato sul caso Medioriente, Donald Trump ha trovato comunque il tempo per fare pressione sul premier ucraino affinché si raggiunga un compromesso nel più breve tempo possibile. “La più grande guerra dal 1945” – così il tycoon ha descritto il conflitto.
A cura di Maria Vittoria Ciocci
