Giorgia Meloni ha disertato il vertice della coalizione dei Volenterosi a Parigi del 13 luglio in favore di una giornata a Palermo per presiedere il Comitato per l’ordine e la sicurezza. Una scelta che riflette senza incertezze le nuove priorità dell’agenda della Presidente del Consiglio in vista delle elezioni politiche della primavera del 2027.
Così la riunione in Francia alla vigilia del 14 luglio è stata accantonata in favore di un summit su un tema ben più caro ai cittadini. Impossibile dimenticare, però, come sia stata proprio Meloni a siglare l’accordo Nato per aumentare fino al 5% del Pil le spese militari italiane, così come il dietrofront sulle spese Safe, ovvero i prestiti agevolati da 150 miliardi di euro che l’Ue ha garantito per il riarmo e la difesa. L’Italia aveva prenotato 14,9 miliardi, salvo poi rinunciare a due terzi della somma per questioni di sostenibilità economica.
La leader di FdI è consapevole che il riarmo europeo è osservato con un certo scetticismo dalla popolazione italiana, schiacciata tra la consapevolezza di dover svecchiare i propri arsenali e la paura che una spesa simile possa pesare sui settori sociali. Per questo, la nuova linea del capo di governo è quella di evitare di mostrarsi personalmente a tutte quelle iniziative militari che sono troppo poco concrete e soprattutto non indispensabili.
Il paradosso Meloni: sì allo scudo anti-missili, ma teme le ritorsioni russe
E se ieri è circolata la notizia dell’adesione dell’Italia allo scudo anti-missili europeo insieme all’Ucraina e altri otto Paesi europei, da Palazzo Chigi trapela tranquillità. L’iniziativa è ancora in uno stato embrionale e non completamente concreta. Anche sull’addestramento di soldati ucraini, l’Italia ha dato il suo assenso, chiarendo comunque di non avere intenzione di mettere piede nel territorio di Kiev. Un “no” secco è arrivato invece alla “forza multinazionale per l’Ucraina”, che sta già preparando esercitazioni in Polonia in vista del cessate il fuoco con la Russia.
Proprio il pericolo proveniente da Mosca frena il governo Meloni. “Sarebbe meglio evitare iniziative che possano produrre rischi di escalation”, è la posizione dei vertici di Palazzo Chigi che, pur confermando il sostegno italiano alla causa di Volodymyr Zelensky, vorrebbero evitare reazioni più feroci da parte del Cremlino. Già ieri, il portavoce di Vladimir Putin, Dmitri Peskov, ha definito quella dei Volenterosi “una coalizione che istiga alla guerra”.
La sicurezza diventa il tema prioritario
Ora Meloni cerca di sotterrare i dossier della difesa, spostando l’attenzione dei cittadini sull’impegno garantito dal governo sul tema della sicurezza. Dopo la riunione a Palermo, il 14 luglio Meloni volerà in Qatar per prendere parte ai funerali dell’ex emiro Al Thani, per poi tornare in tempi record in Italia e presiedere un Consiglio dei ministri incentrato su come rendere l’Italia un Paese più sicuro. Un tentativo di arginare l’ascesa di Roberto Vannacci, che ha fatto di questo tema la sua bandiera, e di distrarre l’opinione pubblica dalle eccessive spese per il riarmo.
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