È bastato un nuovo post di Donald Trump per riaccendere le tensioni tra Roma e Washington. “Dopo aver speso trilioni per la Nato, l’Italia non ci ha difeso contro l’Iran. Così non va bene”, ha scritto il tycoon sul suo canale social, dando vita al terzo attacco nei confronti di Giorgia Meloni e dell’intero governo italiano. Nella stessa giornata, la Presidente del Consiglio pensava di aver mandato un messaggio chiaro e definitivo con le immagini del bagno di folla che l’ha accolta a Gemona, dove si è recata a sorpresa per sfilare insieme agli alpini del III raggruppamento Triveneto in occasione del 50esimo anniversario del terremoto del Friuli.
Meloni ha giustificato la sua visita chiarendo di “aver bisogno di un po’ di sano orgoglio nazionale”. Una necessità figlia dello scontro con il tycoon e pronunciata per ricordare oltreoceano che la sua popolarità non dipende dai rapporti con il tycoon. In più, la Presidente del Consiglio ha blindato anche una mossa identitaria, inviando un messaggio chiarissimo al leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, sul tema dell’orgoglio italiano e della vicinanza agli ambienti della Difesa.
Meloni non vuole rompere con gli Usa
A due giorni dalla sua apertura, quindi, la Presidente del Consiglio aveva decretato concluso il dossier degli attacchi di Trump. Meloni aveva chiesto ai suoi ministri di abbassare i toni contro l’amministrazione Usa, nel tentativo di evitare una frattura troppo profonda con la Casa Bianca. Il timore di fondo è che questa crisi possa mettere in difficoltà l’export italiano e diversi settori strategici per il nostro Paese, tra cui quelli della Difesa e dell’energia. L’ennesima dimostrazione di quanto oggi l’Italia sia dipendente dagli Stati Uniti.
Così, il prossimo 2 luglio a Villa Taverna i ministri italiani dovrebbero essere presenti per le celebrazioni dell’Indipendenza Usa. Inizialmente, dopo il primo messaggio durissimo di Trump contro Meloni – “Mi ha implorato per una foto, mi ha fatto pena” – si era ipotizzato di disertare le celebrazioni per mandare un messaggio a Washington. La Presidente del Consiglio ha invece invitato alla cautela, consapevole già dello strappo compiuto dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha annullato il viaggio previsto a Miami per il 21 giugno.
Tajani: “Continuiamo a collaborare con loro”
Ora serve ricucire. Sarebbe questo il messaggio di Meloni, che sembra sempre più convinta di non voler rinunciare ai rapporti con gli Stati Uniti, anche se questi possono indebolire la sua figura sia in Italia che in Europa. “Continuiamo a lavorare con loro, i dossier aperti continueranno ad andare avanti”, ha spiegato il ministro degli Esteri, aggiungendo che i dati sull’export dimostrano l’interesse statunitense per l’Italia.
Crosetto: “Le posizioni di Trump non sono condivise dalla Casa Bianca”
Secondo il governo, gli attacchi nei confronti di Meloni sarebbero una posizione condivisa solo dal tycoon e non dall’intero establishment americano. “Molti degli atteggiamenti di Trump nascono su riflessioni sue, spesso non condivise”, ha spiegato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, chiarendo che non vi è nessuna critica che possa essere imputata alla Difesa italiana: “Siamo pronti a intervenire a Hormuz, ma solo in una cornice di sicurezza”.
Le conseguenze della sudditanza di Meloni
Sembra chiaro che gli attacchi del presidente Usa non rispecchino la realtà, ma al contempo sono la conferma della sudditanza di Meloni nei confronti degli Usa. Se in passato la Presidente del Consiglio non si fosse dimostrata così accondiscendente nei confronti di Washington, accettando ad esempio di aumentare le spese militari al 5% del Pil, oggi il tycoon non avrebbe delegittimato il suo governo. Ora, Meloni punta a dimenticare quanto accaduto, ma sembra che Trump non voglia chiudere presto questa parentesi di tensioni con Roma.
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