(Adnkronos) – Il biopic ‘Michael’, dedicato alla vita di Michael Jackson, arriva oggi nelle sale italiane ma ha già diviso la critica. Dopo la première mondiale, le recensioni sulla stampa internazionale sono state tutt’altro che unanimi.
Diretto da Antoine Fuqua, il film ripercorre l’ascesa del Re del Pop dagli esordi nei Jackson 5 negli anni ’60 fino al successo planetario, passando per i momenti più iconici della sua carriera. A interpretarlo è Jaafar Jackson, nipote dell’artista e figlio di Jermaine Jackson, che prende il testimone dal giovane Juliano Valdi, protagonista delle prime scene dell’infanzia della star.
Il cast include Miles Teller (John Branca), Colman Domingo (Joe Jackson), Kat Graham (Diana Ross), Nia Long (Katherine Jackson), Laura Harrier (Suzanne de Passe), Kendrick Sampson (Quincy Jones) e Amaya Mendoza (La Toya Jackson da giovane). Assente invece dal racconto Janet Jackson, così come Paris Jackson, unica figlia di Michael, che ha criticato pubblicamente il progetto dopo aver letto una bozza della sceneggiatura: “Non mi hanno ascoltata su ciò che era disonesto o non mi convinceva, e sono andata avanti con la mia vita”.
La Toya Jackson, presente alla première, ha invece difeso il film: “È molto importante che la famiglia sia coinvolta per raccontare la storia nel modo giusto. Quando ho visto Jaafar, ho pensato: è Mike. Ti dimentichi che è lui”.
Mentre il critico della Bbc, Nicholas Barber, ha rifilato una sola stella su cinque al film, definendolo “pessimo, davvero pessimo” e bollandolo come un Tv movie da day time, il critico del The Hollywood Reporter, David Rooney, ha elogiato l’interpretazione di Jaafar: “Riproduce alla perfezione la voce dolce e infantile di Michael, la sua vulnerabilità e la determinazione con cui portava avanti la sua carriera”. Rooney riconosce però che il film “si espone all’accusa di santificare Michael”, ma salva la celebrazione della sua carriera musicale e delle performance definendola “fenomenale”.
Più severa Melissa Ruggieri di Usa Today, che critica, fra l’altro, gli animali in computer grafica presenti nelle scene ambientate a Neverland: “Sono così imbarazzanti che ti distraggono dall’empatia verso Jackson”. Ma promuove Jaafar: “Non è nepotismo. Le sue movenze liquide e la voce pacata sono studiate alla perfezione”.
Sul Times, Kevin Maher sottolinea positivamente l’efficace rappresentazione del padre di Jacko, Joe Jackson, come figura violenta e dominante, ma trova il film monotono sul piano drammatico: “La domanda è sempre la stessa: Michael riuscirà a liberarsi dal controllo del padre?”. E sul finale è netto: “Jackson meritava di più, nel bene e nel male”.
Clarisse Loughrey dell’Independent nota come il film accenni a Neverland e alle visite ai bambini malati, ma resti ambiguo sul tema delle accuse di pedofilia: “È sorprendentemente difficile capire come il film scelga di posizionarsi”.
Durissimo Peter Bradshaw del Guardian: “Un’opera superficiale in maniera avvilente, incapace di mostrare davvero Michael come vittima di abusi e privato dell’infanzia”. Secondo Bradshaw, il film evita volutamente qualsiasi causa-effetto che porti alla parte più controversa della vita dell’artista.
Anche il New York Times, con Alissa Wilkinson, critica le omissioni: “Il film tralascia gli aspetti più difficili: il dolore, la dipendenza da antidolorifici, le accuse di abusi. Diventa un racconto trionfale, più che un tentativo di affrontare la complessità del personaggio”.
Infine, David Fear di Rolling Stone definisce il film “la Passione di San Michael”: un’opera che enfatizza sofferenza e talento, ma che nella riproduzione maniacale dei momenti iconici risulta “quasi deprimente”, perché ricorda quanto fosse unico l’originale.
“Michael” arriva insomma nelle sale italiane con un compito impossibile: raccontare una delle figure più amate e controverse della musica contemporanea. Tra chi lo vede come un omaggio emozionante e chi come un racconto troppo ripulito, da oggi la parola passa al pubblico che potrà giudicarlo in sala.
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