Dall’8 marzo scorso, l’Iran ha una nuova Guida Suprema che nessuno ha ancora mai visto. Mojtaba Khamenei, salito al potere dopo la morte del padre Ali, ucciso in un raid israeliano, non si è mai mostrato in video, alimentando i dubbi su una sua possibile morte.
Oggi, un’inchiesta del New York Times rompe il mistero. Attraverso le testimonianze di decine di funzionari e militari iraniani, emerge il ritratto di un leader che sta combattendo una battaglia per guarire, nascosto in un luogo sconosciuto.
Il corpo ferito e la voce che manca
La verità è che Mojtaba è un sopravvissuto. Nel bombardamento del 28 febbraio, che ha ucciso suo padre e parte della sua famiglia, anche lui è rimasto gravemente ferito. Ha subito tre interventi a una gamba e ora aspetta una protesi. I medici hanno lavorato a lungo su una mano per restituirgli la possibilità di muoversi, ma il danno più difficile da nascondere è sul volto. Le labbra e la faccia sono state sfigurate dalle fiamme e questo sarebbe il motivo del suo silenzio. Mojtaba ha difficoltà a parlare e si rifiuta di apparire in pubblico finché la chirurgia plastica non avrà cancellato le cicatrici.
Biglietti scritti a mano e corrieri segreti
Per paura dei satelliti e dell’intelligence di Israele e Stati Uniti, Mojtaba non usa telefoni né computer. Comunica con il mondo esterno solo attraverso biglietti scritti a mano, chiusi in buste sigillate che passano di mano in mano attraverso una lunga catena di corrieri. Nessuno di loro conosce l’intero tragitto, così da rendere la sua posizione impossibile da rintracciare.
In questo isolamento forzato, i suoi unici contatti umani sono i medici, tra cui il presidente Pezeshkian, che è un cardiochirurgo, e pochi altri.
Un potere diviso con i militari
Se il padre Ali era un monarca assoluto, Mojtaba è costretto a delegare, ascoltando i vertici dei Pasdaran e i Guardiani della Rivoluzione.
In parte è una scelta dovuta alla sua inesperienza, in parte è una necessità. Con un leader che comunica solo per iscritto e da un rifugio segreto, sono i generali sul campo a tenere in mano le redini del Paese.
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