Il caldo torrido sta per investire l’Italia e, come negli anni precedenti, i rider che operano sul territorio del nostro Paese sono lasciati senza tutele. Il decreto caldo varato il 1° luglio e le ordinanze dei Comuni risultano insufficienti e svantaggiose per coloro che sono ancora considerati lavoratori autonomi. Questi, infatti, sono chiamati a scegliere se continuare a lavorare nonostante i rischi del caldo o fermarsi e non ricevere alcun compenso.
“Dietro l’alternativa morire di caldo o morire di fame c’è la condizione reale dei rider”, ha denunciato il sindacato Usb, portando alla luce una problematica non più ignorabile. Una scelta complessa che spesso costringe questi lavoratori del settore delle consegne a continuare a svolgere i loro compiti in condizioni proibitive per evitare di perdere reddito. Una situazione paradossale che potrebbe essere risolta con il riconoscimento dei rider come lavoratori subordinati.
Il nodo del lavoro subordinato
I sindacati hanno anche chiesto che il decreto di stop al lavoro nelle ore più calde sia accompagnato anche da una continuità di reddito nelle ore di sospensione del servizio. In questo modo, i lavoratori potranno scegliere di non lavorare e avere anche il diritto di sopravvivere. Usb ha ricordato il paradosso riguardante i rider: “Fanno un lavoro ancora classificato come autonomo, ma organizzato nei fatti come subordinato, dentro un modello basato su cottimo e assenza di tutele”.
Le battaglie dei sindacati per i rider
Il sindacato si è detto preoccupato per l’evoluzione del confronto in corso con Assodelivery, Confcommercio e altri sindacati, in quanto nelle loro agende non è presente il tema della subordinazione. “Si discuterà solo di regolazione del lavoro autonomo”, hanno denunciato dall’Usb. Lo scorso 26 giugno, Nidil Cgil ha abbandonato il tavolo delle trattative e ha lamentato la chiusura delle aziende, ricordando che l’aumento medio fino a 200 euro promosso da Glovo a maggio e con decorrenza del 9 febbraio si è tradotto in pochi euro in più sulla busta paga.
Troppi decreti frammentati di Regione in Regione
Inoltre, a preoccupare è anche la frammentazione delle norme di Regione in Regione. In Veneto, ad esempio, i rider sono stati esonerati dal lavoro nelle ore più calde, mentre i postini no. In più, spesso vengono lasciati fuori da questi decreti anche altri lavoratori a rischio, come quelli nelle fonderie, nelle imprese di pulizia e nelle imprese ecologiche. Mentre l’emergenza caldo peggiora di anno in anno, il governo italiano fatica a stare al passo e a tutelare la salute dei suoi lavoratori.
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