lunedì 15 Giugno 2026

Non fu un’intossicazione: madre e figlia avvelenate con la ricina

Dopo l'esito degli esami del sangue, la procura di Campobasso apre un fascicolo per duplice omicidio premeditato a carico di ignoti

Da Giustino Marai
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La morte di Sara Di Vita e Antonella Di Jelsi non sarebbe stata causata da una semplice alimentare. La Procura di Campobasso ha aperto un nuovo fascicolo per duplice omicidio premeditato a carico di ignoti: secondo gli ultimi , madre e figlia sarebbero state avvelenate con la nella loro casa di . Tracce della sostanza sono state rilevate negli esami sul sangue effettuati sia in Italia che all’estero.

Dall’intossicazione all’ipotesi di avvelenamento

Per settimane tutte le piste erano rimaste aperte: intossicazione alimentare, virus sconosciuti, contaminazioni accidentali o, appunto, avvelenamento. Le due si erano recate due volte al pronto soccorso dell’ospedale Ospedale Cardarelli di Campobasso tra il 24 e il 26 dicembre, accusando malori, prima di essere ricoverate e morire a poche ore di distanza.
I sospetti si erano concentrati sulla del 23 dicembre: anche Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, era stato ricoverato in gravi condizioni al Cardarelli e poi trasferito allo Spallanzani di Roma, mentre la figlia maggiore Alice, assente a quella cena, era stata ricoverata per precauzione pur non avendo mai manifestato sintomi.

L’autopsia e l’inchiesta sanitaria

Ovviamente oggi l’indagine cambia direzione: si cerca chi, all’interno dell’ambiente domestico, abbia somministrato la ricina, come abbia fatto e per quali ragioni.
Intanto il medico Benedetta Pia ha chiesto una proroga di 30 giorni per depositare i risultati completi delle autopsie.
Parallelamente, resta aperto il filone sull’operato dei medici. Cinque sanitari sono indagati per omicidio colposo e responsabilità in ambito sanitario. La Procura punta a ricostruire la catena degli interventi e capire le ragioni delle dopo i due accessi al pronto soccorso.

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