giovedì 14 Maggio 2026
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Nove mesi per ottenere il suicidio assistito: un nuovo caso mette pressione al governo sul Fine vita

Maria Sole era affetta da una grave forma di parkinsonismo degenerativo e ha dovuto lottare nove mesi contro la burocrazia italiana per morire dignitosamente. L'opposizione ha ottenuto la calendarizzazione del voto sul testo per il prossimo 3 giugno, ma i nodi da sciogliere sul testo sono ancora numerosi

Da Laura Laurenzi
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Il prossimo 3 giugno il testo sul Fine Vita tornerà all’esame del Senato. L’iter di approvazione di questa legge prosegue ormai da anni, tra contestazioni e dietrofront da parte del governo, incapace di individuare una quadra per creare un testo che ottenga il via libera del Parlamento. Intanto, in Italia i cittadini continuano a pretendere chiarezza e omogeneità su tutto il territorio nazionale e soprattutto velocità della valutazione dei casi, in qualunque Regione questi facciano richiesta.

Il suicidio assistito di Mariasole

L’associazione Luca Coscioni ha annunciato oggi il sedicesimo suicidio assistito avvenuto in Italia. Si tratta di Mariasole, nome di fantasia di una 63enne toscana affetta da una grave forma di parkinsonismo degenerativo. Incapace di vedere, di parlare, di muoversi e di sopravvivere in autonomia, ha atteso nove mesi la decisione della Regione sul suo destino. Inizialmente, l’Azienda sanitaria le aveva negato l’accesso al suicidio medicalmente assistito, ritenendo insussistente il requisito del “trattamento di sostegno vitale” anche se il parere del Comitato etico riconosceva la sussistenza di tutti i requisiti.

Per sbloccare la situazione si sono resi necessari una diffida, un ricorso di urgenza presso il Tribunale di Pisa e un ulteriore aggravamento delle condizioni fisiche della donna. Inoltre, Mariasole ha rifiutato la nutrizione artificiale. A seguito del via libera, la 63enne ha potuto accedere al suicidio assistito, con l’autosomministrazione del farmaco letale a casa sua e con la strumentazione totalmente offerta dal Servizio sanitario regionale. “In questo periodo di attesa mi sono sentita defraudata di un diritto che dovrebbe essere inalienabile e la cosa più triste, che toglie dignità, è la lotta che ho dovuto fare insieme a chi mi è accanto”, aggiungendosi al coro di esortazioni nei confronti del Parlamento italiano per l’approvazione della legge sul Fine vita.

I nodi della legge sul Fine vita

L’iter, però, sembra ancora piuttosto complesso. Lo scorso 12 maggio, nel corso della conferenza dei capigruppo al Senato, l’opposizione ha spinto affinché la maggioranza sbloccasse il voto sulla proposta di legge, esortandoli a rivedere il testo a firma di Pierantonio Zanettin di FI e di Ignazio Zullo di FdI, approvato ormai lo scorso luglio. Il centrosinistra preme per riportare in Aula il suo testo, in cui il Servizio Sanitario Nazionale è indicato come parte integrante del processo di suicidio assistito.

La legge della maggioranza, invece, prevede che questi specifici percorsi siano effettuati in cliniche private – con costi non indifferenti – e sottolineano che il paziente potrà accedere non se “tenuto in vita da trattamenti sanitari di sostegno vitale”, ma da “trattamenti sostitutivi di funzioni vitali”. Come spiegato dal democratico Alfredo Bazoli, si tratta di una modifica che contrasta con l’interpretazione stessa data dalla Consulta.

Affinché le due parti trovino un punto di incontro, l’esame è stato calendarizzato al 3 giugno. Se anche in quella data non vi sarà una soluzione, allora il testo che approderà in Aula sarà quello redatto dal centrosinistra, in quanto ha il consenso unanime di tutte le forze di opposizione. La proposta, però, non ha possibilità di essere approvata, nonostante sia stata già approvata alla Camera nella scorsa legislatura. Le prossime settimane, quindi, saranno cruciali per comprendere quale sarà il futuro di questo testo.

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