Dopo l’arresto ai domiciliari per la vicenda della “Scommessa Collettiva”, per Mario Adinolfi arriva anche una condanna in sede civile: dovrà restituire 61mila euro a una delle sue vittime. Lo riferisce una nota delle Iene, che per mesi hanno seguito il caso con i servizi di Filippo Roma e Alfredo Liuzzi.
Secondo la Procura di Roma, Adinolfi avrebbe organizzato una truffa milionaria e reinvestito i proventi in viaggi e beni di lusso.
Il risarcimento disposto del Tribunale civile
La sentenza, di primo grado e quindi non definitiva, riguarda un ragazzo la cui storia è stata raccontata dal programma Mediaset, dove l’interessato ha però preferito mantenere l’anonimato. Secondo quanto stabilito dal Tribunale civile di Roma, Adinolfi, che aveva ricevuto dal ragazzo circa 96mila euro e gliene aveva restituiti circa 34mila, dovrà ora restituirgli i 61.562 euro mancanti e versargli altri 10mila euro a titolo di risarcimento danni. Secondo quanto riportato da Le Iene, il leader del Popolo della Famiglia aveva promesso al ragazzo, una delle sue tante presunte vittime, guadagni per oltre 300mila euro.
L’inchiesta sulla “Scommessa Collettiva”
Mercoledì 8 luglio, Adinolfi è stato arrestato dalla Guardia di Finanza e posto ai domiciliari su richiesta della Procura di Roma. Le accuse sono truffa, evasione fiscale, esercizio abusivo della raccolta del risparmio e abusivismo finanziario.
Al centro dell’indagine c’è il meccanismo della cosiddetta “Scommessa Collettiva”, un sistema attraverso il quale il leader del Popolo della Famiglia avrebbe raccolto denaro da diversi privati cittadini con la promessa di rendimenti legati alle scommesse sportive. Secondo l’accusa, molti partecipanti non avrebbero poi ottenuto la restituzione delle somme versate né i guadagni prospettati, esattamente come il ragazzo per il quale il Tribunale civile ha predisposto il risarcimento.
Le promesse ai sostenitori
Il circuito, promosso anche sui social, veniva presentato come un betting group fondato su strategie di gioco e presunti algoritmi capaci di garantire rendimenti elevati. Proprio la fiducia nella figura di Adinolfi avrebbe spinto diverse persone a consegnare somme anche molto importanti. Secondo la Guardia di Finanza, in alcuni casi le vittime avrebbero versato anche più di 100mila euro per acquistare quote di partecipazione. Gli investigatori parlano di un danno complessivo vicino ai cinque milioni di euro e di una presunta evasione fiscale da circa 400mila euro.
I movimenti sui conti
Dalla ricostruzione delle movimentazioni finanziarie negli ultimi cinque anni, la Guardia di Finanza avrebbe accertato una raccolta superiore a 4,7 milioni di euro. Soltanto una parte di queste somme, secondo gli inquirenti, sarebbe però collegata ad attività di scommesse sportive. La quota più consistente sarebbe stata destinata a rilevantissime spese personali, tra le quali figurano acquisti di orologi di lusso, lingotti, monete straniere, quadri e imbarcazioni, oltre a pagamenti per viaggi. Molti di questi acquisti sarebbero stati fatti a nome di altre persone. Gran parte dei beni nella disponibilità di Adinolfi sarebbero stati infatti intestati a soggetti terzi.
Adinolfi: «Per me conta la giustizia di Dio»
«Ai giudici posso solo dire: sono totalmente innocente» ha scritto in una nota Mario Adinolfi il giorno dopo il suo arresto. «Ringrazio davvero gli amici e anche alcuni avversari che mi hanno fatto arrivare in queste ore messaggi di sostegno e solidarietà. Vivo con la serenità che mi giunge dalla fede una vicenda surreale in cui è evidente l’ingiustizia grave patita da me e dalla mia famiglia. Ma, Dio quando vuole mostrare la regalità di Davide non gli manda una corona, gli manda Golia».
Dopo una lunga arringa, il leader del Popolo della Famiglia ha concluso: «Alla fine quella che conta per me è la giustizia di Dio, e davanti a quella mi presento puro come acqua di fonte. Cristo Regna». Amen.
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