Romano Prodi interviene a Start Sky TG24 in merito all’eventualità di procedere con le primarie per l’elezione del candidato premier del centrosinistra. “Prima pensiamo al programma, poi decidiamo chi dovrà essere il leader” – chiarisce. E rimarca: “Programma vuol dire pensiero, consultazioni, rapporti con le strutture produttive, scientifiche, universitarie, con i sindacati. Fare un programma vuol dire parlare con la gente”.
Non basta, quindi, trovare dei punti in comune sulla sanità e sulla scuola, buttando giù qualche riga a seguito del confronto di “quattro persone che si mettono lì a scrivere”. Avverte inoltre: “In questo momento, le primarie sarebbero come se noi le facessimo per eleggere il capitano della nazionale che va poi a perdere con la Bosnia”.
Il centrosinistra ha risposto con entusiasmo alla vittoria del No al referendum. Forse troppo. Infatti subito dopo la conferma dei risultati, i segretari di partito – in prima linea la leader dem Elly Schlein e il pentastellato Giuseppe Conte – hanno espresso pubblicamente la volontà di mettersi alla prova come potenziale guida del campo largo. Un’opzione che però non convince tutti i suoi esponenti.
Silvia Salis, sindaca di Genova, in primis. Ma anche Pier Luigi Bersani e ora Romano Prodi, che invitano invece a dare priorità al programma. Più fiducioso è il leader di Italia Viva Matteo Renzi, che ieri – durante la consueta puntata serale di Otto e Mezzo – ha ricordato che è proprio grazie alle primarie che lui divenne segretario del Partito Democratico e sottolineando che questo – contrariamente a quanto afferma chi teme una campagna spietata – non generò nessun malumore interno.
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