A Palazzo Chigi si teme un possibile ondata di flussi migratori, generata dalla guerra tra Stati Uniti e Iran. È stato quindi convocato un vertice sulla sicurezza a cui hanno partecipato il ministro dell’interno, Matteo Piantedosi e i sottosegretari alla presidenza del Consiglio, Gianbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano.
Sul tavolo la possibilità di organizzare un blocco navale per fermare l’eventuale corrente migratoria proveniente dal Medio-Oriente. Se il conflitto dovesse prolungarsi potrebbero infatti arrivare dalla rotta turca migliaia di profughi, come accadde nel 2015 con i siriani.
La stessa presidente Meloni ha chiesto di premere in modo particolare sul ddl immigrazione, il disegno di legge approvato in Consiglio dei ministri a febbraio 2026, che irrigidisce la gestione dell’immigrazione irregolare. Il disegno di legge prevede, oltre che procedure più rapide per i rimpatri e maggior controllo delle frontiere, anche il “blocco navale”.
Il blocco navale, promessa storica del centrodestra
Si tratta di una storica promessa elettorale del centrodestra, che prefigura la possibilità di fermare in mare aperto le imbarcazioni con a bordo i migranti e di rimandarle indietro.
Se il ddl fosse approvato sarebbe un gran colpo per la destra, soprattutto dopo la sconfitta al referendum e il “pericolo” Vannacci, che potrebbe sottrarre elettori alla maggioranza promettendo misure più stringenti proprio sull’immigrazione. Ad ogni modo il blocco navale potrebbe essere attivato solo davanti a una situazione emergenziale.
Le opposizioni e le organizzazioni umanitarie sono fortemente contrarie alla misura e l’hanno già condannata, ma proprio il dossier sicurezza-immigrazione sarà determinante per le prossime politiche.
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