Sigfrido Ranucci contro il foglio. Il conduttore di Report replica duramente all’articolo di Carmelo Caruso, secondo cui Ranucci starebbe implorando la tutela legale della Rai nella causa dei Cipriani. Caruso ha inoltre accusato la trasmissione di sostenere costi fuori mercato per i collaboratori esterni. Il conduttore contesta la ricostruzione, definisce false le cifre sugli inviati e sostiene di non aver preteso la tutela, ma solo spiegazioni scritte sulla sua revoca.
Ranucci: «Fatti falsi, parziali e mal interpretati»
«Il fango del ‘Foglio’. Di fronte a fatti falsi, parziali e mal interpretati, mi tocca sprecare del tempo che avrei potuto dedicare alle poche cose belle che la vita ti regala di tanto in tanto. Invece sono costretto a rispondere, per amore di verità, alle cazzate scritte da Carmelo Caruso. A leggere quello che scrive, l’unica fonte ‘alticcia’ è la sua. Dev’essere la stessa che tempo fa gli confidò che Report sprecava milioni nell’utilizzo delle troupe di ripresa per seguire il Garante della Privacy. Peccato che in trent’anni di storia Report non abbia mai utilizzato troupe esterne. E peccato per l’alticcio: sulla vicenda del Garante aveva ragione Report. Ma questo il buon Caruso non lo ha scritto».
«Falso che io abbia preteso la tutela legale»
«Veniamo ai falsi e ai falli di confusione di Caruso. 1) Quando i giornali hanno pubblicato notizie filtrate dalla Rai – non si è mai capito da chi – secondo cui nella vicenda Nordio mi avrebbero tolto la tutela legale, io ho dichiarato che mi sarei difeso da solo. Lo ribadisco. 2) Questo atto, però, non riguarda Nordio, ma Cipriani. Dettaglio trascurabile, evidentemente. 3) È falso che io abbia preteso la tutela legale. Ho preteso – ritenendolo un mio diritto elementare – che mi venissero messe per iscritto le motivazioni per cui mi era stata revocata, dal momento che fino a quel momento nessuno si era degnato di dire nulla. Quisquilie burocratiche, capisco».
La questione dei costi
«4) Sono falsi i costi che Caruso imputa agli inviati di Report. Gli inviati cedono per poche decine di migliaia di euro inchieste di prima serata di circa sessanta minuti montati, nell’ambito di un contratto quadro, producendole in piena autonomia e affrontando in proprio spese di trasferta, montaggio, grafiche e aggiornamento tecnologico di ottiche, telecamere e supporti. Inchieste che raggiungono ascolti stratosferici rispetto alla media e registrano il pieno di pubblicità anche durante le repliche».
Report, dice ancora Ranucci, «è il programma d’inchiesta meno costoso della Rai eppure ottiene il maggior numero di telespettatori e il più alto coinvolgimento social. Ma quest’informazione la fonte alticcia al povero Caruso non gliela ha riportata. Del resto, perché disturbarsi con i numeri quando si ha a disposizione una fonte così brillantemente ispirata?».
«Nessuna verifica dei fatti»
«Caruso ha il mio numero di telefono da anni e anche stavolta ha accuratamente evitato quell’esercizio nobile e ormai desueto che la deontologia chiamerebbe ‘verifica dei fatti’. Troppa fatica, evidentemente. Fa un po’ sorridere – e diciamolo, fa anche un po’ di pena – vedere Caruso nei panni del difensore dei conti Rai che si lamenta dei costi di Report. È un po’ come se il Papa si lamentasse delle spese del Giubileo. 5) Se Caruso è tanto appassionato ai costi degli esterni Rai, vada a esaminare i risultati di chi ha contratti da centinaia di migliaia – o addirittura milioni – di euro, senza sostenere alcuna spesa di produzione e con minimi garantiti tra l’80 e il 90%: pagati, cioè, indipendentemente dal fatto che vadano in onda o no. Sempre che la fonte alticcia glielo consenta.».
La frecciata sui fondi pubblici
«6) In fondo, quella di Caruso di oggi è quasi una coccola rispetto a quanto scritto in un articolo del suo stesso giornale, che si rammaricava – tra le righe, ma nemmeno troppo – che fossi tornato vivo da una trasferta in zone di guerra e di tsunami. P.S. Anche questo articolo di Caruso, alimentato dalla solita fonte alticcia, è stato reso possibile grazie ai finanziamenti pubblici. Che il contribuente sia grato».
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