L’attuale legge elettorale (detta anche Rosatellum) è stata introdotta dalla legge n. 165 del 3 novembre 2017. Ha visto la sua prima applicazione alle elezioni politiche del 4 marzo 2018. A seguito della riforma costituzionale che nel 2020 ha ridotto il numero dei parlamentari, è stato necessario ridisegnare i collegi elettorali. Ciò è stato fatto con il decreto legislativo n. 177 del 23 dicembre 2020. Così modificato, il Rosatellum ha disciplinato anche le ultime elezioni (settembre 2022).
Come funziona il Rosatellum e cosa cambierebbe con la nuova legge elettorale?
DAL SISTEMA MISTO AL PROPORZIONALE
Il Rosatellum è un sistema elettorale misto:
- il 37% dei seggi (147 alla Camera, 74 al Senato) è assegnato con un sistema maggioritario a turno unico in altrettanti collegi uninominali: in ciascun collegio è eletto il candidato più votato;
- il 61% dei seggi (245 alla Camera, 122 al Senato) è ripartito proporzionalmente tra coalizioni e liste che abbiano superato la soglia di sbarramento. Per la Camera, la ripartizione è effettuata a livello nazionale; per il Senato, a livello regionale; le liste dei candidati sono bloccate.
- il restante 2% dei seggi (8 alla Camera, 4 al Senato) è deciso dal voto degli italiani residenti all’estero ed è assegnato con sistema proporzionale con voto di preferenza.
La proposta di riforma del centrodestra prevede l’introduzione di un sistema elettorale proporzionale: nei collegi plurinominali, i partiti presentano liste bloccate di candidati e ottengono un numero di seggi proporzionale ai voti ricevuti.
SOGLIE DI SBARRAMENTO
Come già il Rosatellum, la riforma imporrebbe una soglia di sbarramento a livello nazionale: entrerebbero in Parlamento solo le liste che ottengono almeno il 3% dei voti.
A differenza del Rosatellum, nelle coalizioni che ottengono almeno il 10%, anche la prima lista a non aver raggiunto il 3% concorre alla ripartizione dei seggi.
PREFERENZE E LISTE BLOCCATE
Nella sua componente proporzionale, il Rosatellum non prevede le preferenze: nei collegi plurinominali, i candidati sono quindi proclamati eletti secondo l’ordine stabilito dalla lista.
Il discorso cambia per i seggi assegnati attraverso collegi uninominali: in quel caso, all’interno di un territorio più circoscritto, risulta eletto il candidato che abbia preso più voti.
Con la riforma, sparirebbero del tutto le preferenze: i candidati sarebbero eletti in base all’ordine dei nomi sulle liste presentate dai partiti.
PREMIO DI GOVERNABILITÀ
Per favorire la formazione e la tenuta di una maggioranza, la nuova legge elettorale introdurrebbe un «premio di governabilità» per il partito o la coalizione che ottenga almeno il 40% dei voti: il premio sarebbe di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. I seggi ottenuti con il premio di governabilità sarebbero assegnati ai candidati presentati nelle liste circoscrizionali, diverse da quelle previste per i collegi.
BALLOTTAGGIO
Se nessuna coalizione ottiene almeno il 40% ma entrambe hanno superato il 35%, la riforma prevede un secondo turno di ballottaggio per stabilire a chi assegnare il premio. Se nessuna coalizione ha raggiunto questa percentuale di voti, il ballottaggio non si tiene e i seggi da attribuire con il premio di maggioranza saranno ripartiti in modo proporzionale tra tutte le liste.
L’ITER
Dopo un lungo e a tratti difficoltoso dibattito all’interno della coalizione, i partiti di centrodestra hanno trovato una quadra e depositato in Parlamento il ddl. Perché la nuova legge elettorale veda la luce, dovrà superare il vaglio e ottenere l’approvazione in entrambi i rami del Parlamento. Al momento, il governo sembra avere i numeri per arrivare fino in fondo.
