“Dopo il referendum si è detto che la linea del Governo era di raddrizzare la schiena, rialzarsi da una posizione supina che aveva avuto nei confronti di Netanyahu e di Trump, lei non ha rialzato la schiena, ha semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda”. Il deputato del M5s Francesco Silvestri interviene con queste parole in Aula, specificando: “Noi abbiamo bisogno di un leader in una condizione sociale completamente diversa e spero che tra qualche mese arriverà”. Quella che doveva essere una metafora dell’atteggiamento di sudditanza del Governo, è stata interpretata dalla maggioranza come un’espressione “offensiva”, “sessista” e “vergognosa” da pronunciare nei confronti di una donna.
Onorevole Silvestri, cosa voleva dire con quella frase?
“Il concetto è chiarissimo: prima di quel termine che è stato utilizzato, mi riferivo alla postura del Governo. Non all’uomo, alla donna o a qualsiasi genere. Il riferimento è puramente politico, rispetto alla posizione nei confronti di Trump e Netanyahu. In nessun modo c’è stato, nemmeno nel pensiero, l’elemento sessista. Un po’ per la mia cultura, un po’ per la cultura dello stesso Movimento 5 stelle. Onestamente non mi è mai venuto in mente”.
L’hanno accusata di aver utilizzato parole “vergognose e sessiste”. Come risponde?
“È chiaro che c’è una volontà, in mancanza di risposte politiche, di prendere una parola, decontestualizzarla e strumentalizzarla con un riferimento sessista. Non è mai stato nelle mie intenzioni”.
E su chi ritiene che siano “indegne” da pronunciare in Parlamento?
“Io penso che quando ci si riferisce a un tipo di politica estera, soprattutto nel dibattito parlamentare, si cerca di comunicare anche in maniera più radicale. Per tutte le persone che, in buona fede, hanno travisato le mie parole, mi dispiace. In questi casi mi dispiace sempre. Per chi lo fa però in maniera maliziosa non posso farci niente. È stata una macchina comunicativa avviata ad arte”.
Le sembra che la maggioranza si ricordi della lotta contro la discriminazione di genere solo quando si tratta di difendere Meloni?
“Non c’è dubbio. Io non ho mai sentito la maggioranza esprimersi, anche solo rivolgendo solidarietà, quando ad esempio tutti i giornali di destra attaccavano, veramente a livello sessista, la sindaca Raggi. Non mi sembra neppure ci sia stata indignazione per il mio omonimo, Francesco Silvestro (FI). E, sinceramente, lui l’ha spiegata anche peggio. Ecco lì se si vuole cercare il sessismo probabilmente devono sostituire la “i” con la “o” alla fine del mio cognome. Nel mio caso il riferimento era solo all’atteggiamento subalterno del Governo Meloni in politica estera”.
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