L’esame del decreto sicurezza rallenta e slitta a domani mattina alle 10. La decisione è arrivata dopo una riunione informale dei capigruppo del Senato. Il motivo è semplice: mancano ancora i pareri della commissione Bilancio, che non ha finito il lavoro sugli emendamenti. Senza quel passaggio, l’Aula non può andare avanti.
Il calendario resta incerto. Tra maggioranza e opposizione non c’è un’intesa su quando finirà la discussione. Il centrodestra però ha un obiettivo chiaro: chiudere entro venerdì. Il tempo stringe, perché il decreto deve essere convertito in legge entro il 25 aprile, altrimenti decade.
Il provvedimento arriva in Aula senza il voto di fiducia. La maggioranza presenterà una trentina di modifiche, mentre le opposizioni ne hanno depositate oltre mille. Un numero che pesa sul ritmo dei lavori e rende il percorso più complicato.
In commissione Affari costituzionali l’esame si è fermato all’articolo 6 su un totale di 33. Non è stato dato il mandato al relatore, segno delle difficoltà emerse durante il confronto. Alcuni articoli, infatti, devono essere corretti. Tra i punti più discussi c’è quello sul divieto di portare coltelli, nato per fermare le aggressioni tra giovani ma finito sotto accusa da parte di cacciatori, pescatori e altri lavoratori che usano strumenti simili.
Le opposizioni parlano di un testo scritto in fretta e pieno di errori. Accusano il governo di aver trasformato l’urgenza in un problema politico. Dal canto suo, l’esecutivo non arretra e difende il decreto come una risposta dura ai temi della sicurezza.
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