sabato 9 Maggio 2026
Keir Starmer ph Ansa

Starmer, Macron e Merz in caduta: il conto della guerra di Trump lo pagano i governi europei

I principali esecutivi moderati crollano sotto il peso dei conflitti e dell'incertezza, mentre i partiti di estrema destra guadagnano forti consensi. In Italia il percorso è inverso a dimostrazione che qualunque leader paga il conto di una pessima gestione delle crisi economiche ed energetiche. In Spagna, Sanchez gode di ampi consensi grazie all'adozione di una politica estera indipendente dagli Usa

Da Laura Laurenzi
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Il crollo dei Laburisti di Keir Starmer nel Regno Unito, la crisi dei consensi dei governi della Francia, della Germania e della Svezia dimostrano che a pagare il prezzo più alto dei conflitti in corso sono i leader europei. I costi del riarmo, con Donald Trump che ha preteso il 5% del Pil dei singoli Paesi dedicato alle spese di difesa, i finanziamenti all’Ucraina e il nuovo conflitto nel Golfo creano incertezze e scetticismo nella popolazione, che vede il costo del carrello aumentare per guerre esterne alla loro Nazione. Gli esecutivi in carica faticano quindi a trovare una soluzione ad un’emergenza che ancora una volta non sono riusciti a prevedere.

Così, il primo ministro britannico dimezza i suoi consensi in un solo anno; il partito del cancelliere tedesco Frederich Merz crolla al 26%, mentre il partito di estrema destra Afd vola al 41%; e il regno di Emmanuel Macron in Francia si avvia verso la sua conclusione, con la consapevolezza che il 34% dei sovranisti Jordan Bardella e Marine Le Pen sarà difficile da battere. In sostanza, i consensi dei principali governi moderati o progressisti in Europa hanno intrapreso un veloce declino.

Il caso del governo italiano

Nei casi sopracitati, gli esecutivi moderati o progressisti soccombono all’incertezza. In Italia, invece, a pagare lo scotto di questa situazione è l’esecutivo di Giorgia Meloni. Il progressivo passaggio alla destra in Italia ha avuto un inizio precoce, permettendo quindi alle forze progressiste di sfruttare questo momento di crisi per assicurarsi consensi in vista delle elezioni del 2027. Un processo inverso che sembra chiarire come i governi europei, indistintamente dal colore, stiano soccombendo alle richieste dei Paesi in difficoltà a causa dei conflitti.

Una dimostrazione della dipendenza dell’Europa dalle importazioni estere, in particolare di petrolio ed energia, che ne indebolisce l’indipendenza e il potere. Di conseguenza, appare chiaro come la politica estera assuma un’importanza strategica nei programmi di governo. La capacità di saper rispondere alle emergenze senza cedere alle richieste di Paesi esteri, salvaguardando i conti nazionali ed evitando sacrifici da parte delle tasche dei cittadini, è l’unica soluzione capace di salvare i governi europei. A dimostrarlo è l’esperienza del primo ministro spagnolo Pedro Sanchez.

La soluzione di Pedro Sanchez

Volto della sinistra in Europa, il premier spagnolo è stato il primo a dire “No” a Trump, a rifiutare di spendere il 5% del Pil per le spese militari e a investire in riforme welfare, riuscendo comunque a garantire una crescita economica della sua Nazione. Nessun allineamento sulle guerre a Gaza o in Iran e una dura condanna delle politiche isolazioniste intraprese dagli Usa, che effettivamente non hanno provocato alcuna conseguenza alla Spagna, che gode ancora dell’alleanza con gli Usa.

Uno sforzo ripagato dai consensi, in leggera diminuzione ma non a causa della gestione dei conflitti in corso. Un punto di riferimento per il campo progressista italiano, in particolare nella parte guidata da Elly Schlein, che vorrebbe intraprendere un percorso simile anche in Italia. Una via controcorrente rispetto al sorgere di governi di destra nel resto d’Europa, che potrebbe porre l’Italia di nuovo al centro della politica europea. E non solo nelle vesti di “ponte” con gli Usa.

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