Keir Starmer si è dimesso da primo ministro del Regno Unito e da leader del Labour Party britannico. L’annuncio è arrivato la mattina del 22 giugno in una conferenza stampa davanti a Downing Street. L’ex premier ha rivendicato i successi ottenuti in questi anni alla guida del Paese e si è commosso chiarendo di aver sempre agito tenendo a mente i bisogni della “Nazione che ama”.
Il leader ha ammesso che il suo stesso partito si domanda ormai da mesi se sia lui la figura più adatta a guidarli nelle prossime elezioni generali. Prima di dimettersi, Starmer ha ricordato di aver ereditato un Partito laburista “in bancarotta politica, finanziaria e morale” e di aver cercato di dimostrare sempre che questa forza politica non fosse destinata al baratro, al contempo “sradicando il veleno dell’antisemitismo, ripristinando la fiducia nell’economia, nella difesa e nella sicurezza nazionale” nel Paese.
L’ultradestra di Farage chiede nuove elezioni
Intanto, il leader di ultradestra del Reform Uk, Nigel Farage, ha già chiesto nuove elezioni nel Paese. “Se il partito laburista pensa di poter insediare un altro politico di professione al numero 10 di Downing Street, si sbaglia di grosso”, ha scritto sui suoi canali social, sostenendo che il suo partito è pronto a infondere un “cambiamento radicale” al Regno Unito.
Una possibilità che potrebbe non avverarsi, in quanto nel Regno Unito un nuovo governo o un nuovo leader non ha bisogno del voto di fiducia del Parlamento. Chi viene eletto nuovo leader del partito al governo, diventa automaticamente primo ministro.
Chi succederà a Starmer?
Le dimissioni del primo ministro confermano il periodo di forte instabilità politica per il Regno Unito che, in soli dieci anni, ha cambiato sette premier. Ora resta da capire chi succederà a Starmer alla guida del partito e poi della Nazione. Il primo ministro ha spiegato che le candidature alla leadership del partito laburista potranno essere presentate dal 9 al 16 luglio, così che entro settembre il Labour avrà già una guida.
Secondo le regole del Partito Laburista, il leader del partito di centrosinistra deve essere un membro del Parlamento. Il favorito è Andy Burnham, sindaco di Manchester, ma non è chiaro se questo sarà incoronato leader o se vi saranno delle primarie nel partito. Nel caso in cui quest’ultimo fosse l’unico candidato, allora entro luglio il partito avrà già un leader.
I motivi delle dimissioni di Starmer
La decisione di Starmer arriva alla conclusione di un fine settimana di riflessioni. Lo scorso 19 giugno la vittoria del rivale interno al partito, Andy Burnham, nelle elezioni suppletive per un seggio in Parlamento avrebbe indotto il leader ad avviare un processo di revisione al fine di comprendere quale fosse la decisione migliore per il futuro del partito.
La candidatura stessa di Burnham aveva come obiettivo quello di sfidare la leadership di Starmer, ormai travolto dalle critiche per la gestione dell’economia, dei servizi pubblici del Regno Unito. Inoltre lo scandalo del legame tra l’ex ambasciatore britannico negli Usa, Peter Mandelson, con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein è stato il colpo che ha indebolito più di tutti il suo governo.
Questi fallimenti e mancanze avrebbero favorito l’ascesa dei Verdi e dell’ultradestra di Reform UK, il partito anti-immigrazione guidato da Nigel Farage, da mesi in testa ai sondaggi nazionali. Se sul piano interno Starmer non convince più elettori e colleghi di partito, la sua agenda internazionale ha attirato molte attenzioni, in particolare per aver mobilitato il sostegno europeo all’Ucraina nella sua lotta contro l’invasione russa e per aver lavorato per mitigare le turbolenze economiche e politiche scatenate dal conflitto con l’Iran.
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