Il referendum sulla riforma della giustizia è una delle prossime sfide politiche del governo. Nell’intervista di Mario Sechi a Libero, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani si dice fiducioso sull’esito del voto e invita a riportare il confronto sui contenuti.
«Io sono convinto di sì», risponde quando gli viene chiesto se il centrodestra vincerà la consultazione. Tajani però avverte che la vittoria non è scontata: «Tra la convinzione e la vittoria bisogna lavorare molto». Per questo, aggiunge, la maggioranza si impegnerà nella campagna elettorale: «Noi faremo tutto ciò che è necessario per cercare di vincere, portare a votare gli elettori e poi si vedrà».
Secondo il ministro il referendum rappresenta un passaggio politico importante, ma non mette in discussione la tenuta del governo. «Se perdiamo? L’Italia perde un’occasione importante, ma non succede niente per il governo che verrà giudicato nel voto dell’anno prossimo». Per Tajani la consultazione è «la punta dell’iceberg di un cambiamento» che riguarda il sistema della giustizia.
Il leader di Forza Italia accusa anche la sinistra di spostare il dibattito su un piano politico. «Dobbiamo riportare il dibattito sui contenuti: la sinistra, sapendo di perdere questo referendum, cerca di buttarla in caciara parlando di politica». Tajani ricorda che il voto non riguarda la sorte dell’esecutivo: «Non si voterà sul governo».
Nel colloquio con il direttore Sechi il ministro parla anche del futuro del suo partito. L’obiettivo è preparare il congresso nazionale e rafforzare il ruolo di Forza Italia nel centrodestra. «Chi guiderà Forza Italia alle elezioni del 2027 è giusto che riceva un mandato pieno dalla base», spiega.
Il progetto politico è chiaro: costruire un grande centro moderato dentro la coalizione. Tajani richiama il ruolo storico della Democrazia cristiana e indica la strada per il futuro: «La Dc non esiste più, ma tocca a Forza Italia assumere quel ruolo di “centro di gravità permanente” della politica italiana».
Poi lo sguardo si sposta sulla politica estera. Il ministro racconta anche il rapporto personale con il segretario di Stato americano Marco Rubio. «Marco Rubio ormai lo considero un amico, lo stimo molto, ha un’importante storia politica e lo apprezzo anche come persona». Un rapporto diretto anche sul piano umano: «Quando siamo io e lui parliamo in spagnolo; in inglese quando siamo in contesti ufficiali».
Tra i temi più delicati c’è il Medio Oriente e il confronto con l’Iran. Tajani smentisce le voci su presunti contatti riservati per garantire il passaggio delle navi italiane nello stretto di Hormuz. «Non c’è nessuna trattativa sotto banco per passare per Hormuz. Smentisco assolutamente».
Il punto centrale resta il programma nucleare iraniano. Il ministro usa parole nette: «Ci sono notizie confermate: gli iraniani di fatto avevano superato la “linea rossa” sull’uranio arricchito, questo vuol dire che guardavano alla bomba atomica». Un rischio che, secondo Tajani, il mondo non può accettare: «Il mondo non può permettersi di avere un Paese con la bomba atomica che proclama di voler cancellare Israele dalla faccia della Terra».
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