Giuseppe Conte è convinto che l’intervento di Giorgia Meloni alla convention organizzata da Fratelli d’Italia a Milano sia stato un “clamoroso autogol” in vista del voto sulla riforma della Giustizia.
Il leader del Movimento 5 Stelle lo conferma sulla colonne de La Stampa, chiarendo che il populismo troppo spesso indossato dalla premier si starebbe rivelando un’arma a doppio taglio. Il riferimento è ad una frase specifica pronunciata dalla Presidente del Consiglio: “Se vincerà il No ci saranno immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà“.
Parole che fanno leva sulle paure degli italiani, ma che non rispecchiano affatto la realtà. “Si tratta di uno dei punti più bassi della sua vita politica“, ha commentato Conte, evidenziando come “a forza di parlare di pancia, i risultati non arrivano più”. Il riferimento è al ribaltone dei sondaggi sul referendum, che a pochi giorni dal voto vedono il No in netto vantaggio rispetto ai consensi per la riforma della Giustizia.
Con queste parole, quindi, Meloni non avrebbe fatto altro che “regalare un clamoroso spot per il No al referendum“, garantendo alle opposizioni un ottimo argomento da continuare a portare sui palchi delle campagne referendarie di questi giorni. “L’intenzione è quella di parlare solo di questo”, ha spiegato Conte, dicendosi convinto che “nessuno crederà davvero a quelle parole”.
La promessi di evitare una “lotta nel fango”, di rispettare il richiamo del Colle, che solo poche settimane fa aveva invitato maggioranza e opposizione ad abbassare i toni, sembra ormai un lontano ricordo. A una settimana dall’apertura delle urne, lo scontro è più aperto che mai.
“Anche chi non è addetto ai lavori comprende bene che il fatto di arrestare o meno, condannare o meno una persona può essere rimesso solo alla professionalità di un singolo organo giudicante”, ha sottolineato Conte, smentendo che i due Consigli Superiori della Magistratura e l’Alta Corte introdotti dalla riforma possano andare a sindacare sulle singole sentenze.
La separazione delle carriere non influenzerà l’efficienza o le tempistiche della giustizia, al contrario di quanto inizialmente sostenuto dal governo Meloni. Lo stesso, come ricordato dal leader del M5S, che ha liberato il generale libico Almasri 48 ore dopo averlo arrestato su mandato della Corte penale internazionale.
“Dalla premier arrivano tate ricostruzioni distorte, ma mai una parola sul calo della produttività industriale o la povertà assoluta”, ha concluso Conte sul palco del Museo dell’Automobile a Torino, ricordando che se la riforma avesse realmente voluto migliorare l’efficacia della giustizia, allora avrebbe contemplato degli investimenti: “Dobbiamo difendere il pluralismo e la democrazia, perché se vince il Sì tireranno fuori di nuovo dal cassetto il Premierato“.
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