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sabato 18 Aprile, 2026
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Elly Schlein ANSA/ Alessandro Di Marco

Schlein: “Dopo il Sì al Referendum, arriverà anche il Premierato”

La segretaria del Pd mette in guardia sulla possibile escalation di concentrazione dei poteri che il governo Meloni vorrebbe attuare. La riforma della Giustizia sarebbe solo il primo passo

Da Redazione
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“Una prova muscolare sulla riforma della Giustizia”, con queste parole la segretaria del Pd, Elly Schlein, scende in campo per difendere il No al Referendum e smascherare i reali intenti di un governo che ha portato in Aula una legge di modifica costituzionale, senza lasciare al Parlamento la possibilità di modificarne una virgola. “Un metodo grave e inaccettabile, che non era mai accaduto nella storia della Repubblica”, ha spiegato in un’intervista alla rivista online Rinascita.

Una scelta che assume toni più gravi se si considera che la riforma punta a modificare la divisione dei poteri e la legalità del Paese. Il tutto per arrivare ad un obiettivo ben più complesso. “Il prossimo passo della destra sarà quello della concentrazione dei poteri nell’esecutivo con il Premierato“, ha infatti spiegato Schlein, ricordando che questa scelta andrebbe a indebolire anche la figura e le funzioni del Presidente della Repubblica.

I timori di Schlein

“Non è un caso che abbiano già presentato una proposta di modifica della legge elettorale che, tra premio abnorme e indicazione del candidato premier, sembra l’antipasto del premierato”, ha sottolineato la leader dem, chiarendo di non essere d’accordo sulla possibilità che questa riforma sia utile anche alle opposizioni. “Noi vinceremo le prossime elezioni politiche e andremo al governo, ma vogliamo essere sottoposti al controllo di legalità”, ha spiegato con fermezza, ribadendo quelli che dal suo punto di vista sono i punti più critici della riforma.

Il Sì al Referendum andrebbe a indebolire l’indipendenza della magistratura, ovvero un principio che tutela anche i cittadini. L’obiettivo reale, poi, non sarebbe quello di evitare il cambio di carriera, che già viene adottato da soli 40 magistrati l’anno, ma solamente la spaccatura del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm).

Non è mancata una critica all’operato di Meloni, accusata di non dare adeguata attenzione ai temi caldi per il Paese: “In mezzo a una nuova guerra illegale voluta da Trump e Netanyahu e all’impennata dei prezzi di energia e carburanti, anziché accogliere la nostra proposta sulle accise mobili, la premier non perde occasione per strumentalizzare fatti di attualità e attaccare i giudici”.

Leggi anche: Nordio sbotta: “Il dibattito sul referendum è infarcito di Fake News”

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