mercoledì 15 Luglio 2026
Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Roberto Vannacci e Matteo Salvini

Tra l’effetto Vannacci e il nodo delle preferenze, Meloni è tentata dallo stop alla legge elettorale

La premier teme che l'ascesa di Futuro Nazionale metta a rischio l'efficacia dello "Stabilicum". Lo scetticismo di Lega e FI sulle preferenze rischia di mettere a rischio il voto sulla riforma. Nel caso di una bocciatura, la leader di FdI potrebbe scegliere di fermare la riforma

Di Laura Laurenzi
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La riforma della potrebbe essere l’ennesimo flop del governo Meloni. Stavolta, però, a sabotare la propria proposta sarebbe proprio la maggioranza. Le motivazioni sono diverse: in primis, con l’ascesa di di , il cosiddetto “stabilicum” perderebbe la sua utilità per il centrodestra; in secondo luogo, il timore è che la maggioranza si sgretoli sotto le opinioni diverse riguardanti il testo, in particolare sulle ; infine, c’è il rischio che il testo approvato non sia affatto simile a quanto proposto inizialmente da FdI, dimostrando che quello di Meloni è stato un tentativo di riforma non approvato dalla sua stessa maggioranza.

Nel caso di una bocciatura dell’emendamento in Aula, quindi, la potrebbe decidere di rallentare la riforma fino a fermarla. Si ipotizza anche uno slittamento dell’approvazione del testo non più in estate, ma addirittura a ottobre.

Nel centrodestra persiste infatti il nodo delle preferenze. Il 13 , alla vigilia dell’esame alla Camera, FdI ha presentato un emendamento sulle preferenze che riguarda i capilista bloccati e che elimina in parte l’obbligo dell’alternanza di genere. Una proposta che non reca la firma di Lega e FI, ancora scettiche sulla questione. La mattina del 14 luglio entrambi i partiti sono stati convocati per discutere la questione. Sia Lega che FI potrebbero decidere di cedere alla forzatura di Meloni, nella consapevolezza che il voto segreto in Aula permetterà a ciascuno di fare le proprie valutazioni.

Le mire di Salvini e Tajani

Salvini potrebbe cedere con la speranza che la Presidente del Consiglio dia il via libera al suo ritorno al Viminale, mentre per evitare di spaccare la coalizione. L’unica certezza è che l’emendamento presentato da FdI appare epurato delle sue proposte più estremiste proprio per cercare la quadra con gli alleati, con la promessa che le preferenze avvantaggerebbero i segretari di partito. Meloni, invece, avrebbe voluto un modello con le preferenze libere, sul modello delle Europee.

Il rischio legato a Vannacci

La leader di FdI, infatti, starebbe iniziando a valutare la possibilità che la riforma non sia più utile. Senza il partito di Roberto Vannacci in coalizione, infatti, il premio di maggioranza non sarebbe raggiungibile e lo “Stabilicum” perderebbe la sua ragion d’essere. Provocare una bocciatura in Aula, d’altra parte, potrebbe aprire a scenari non favorevoli al Governo Meloni, con l’opinione pubblica sempre più attenta alle promesse non mantenute dalla maggioranza. Una via di uscita è vista nella Corte Costituzionale, che potrebbe bloccare il testo e togliere il peso della al centrodestra.

L’opposizione valuta un Aventino

Il provvedimento è stato osteggiato sin dalla sua presentazione, con l’opposizione che ha parlato di un testo “irricevibile” e che ha chiesto di abolirlo in favore di una riforma bipartisan che contemplasse anche le richieste del centrosinistra. Dal Governo Meloni è giunto un sonoro “no” e una minima rimodulazione per evitare i problemi di incostituzionalità. Il premio di maggioranza eccessivo e l’indicazione del Presidente del Consiglio, però, restano i due scogli principali da superare, tanto che l’opposizione starebbe valutando un “Aventino”, ovvero di non partecipare al voto per evitare l’approvazione della riforma.

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