La riforma della legge elettorale potrebbe essere l’ennesimo flop del governo Meloni. Stavolta, però, a sabotare la propria proposta sarebbe proprio la maggioranza. Le motivazioni sono diverse: in primis, con l’ascesa di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, il cosiddetto “stabilicum” perderebbe la sua utilità per il centrodestra; in secondo luogo, il timore è che la maggioranza si sgretoli sotto le opinioni diverse riguardanti il testo, in particolare sulle preferenze; infine, c’è il rischio che il testo approvato non sia affatto simile a quanto proposto inizialmente da FdI, dimostrando che quello di Meloni è stato un tentativo di riforma non approvato dalla sua stessa maggioranza.
Nel caso di una bocciatura dell’emendamento in Aula, quindi, la Presidente del Consiglio potrebbe decidere di rallentare la riforma fino a fermarla. Si ipotizza anche uno slittamento dell’approvazione del testo non più in estate, ma addirittura a ottobre.
Nel centrodestra persiste infatti il nodo delle preferenze. Il 13 luglio, alla vigilia dell’esame alla Camera, FdI ha presentato un emendamento sulle preferenze che riguarda i capilista bloccati e che elimina in parte l’obbligo dell’alternanza di genere. Una proposta che non reca la firma di Lega e FI, ancora scettiche sulla questione. La mattina del 14 luglio entrambi i partiti sono stati convocati per discutere la questione. Sia Lega che FI potrebbero decidere di cedere alla forzatura di Meloni, nella consapevolezza che il voto segreto in Aula permetterà a ciascuno di fare le proprie valutazioni.
Le mire di Salvini e Tajani
Salvini potrebbe cedere con la speranza che la Presidente del Consiglio dia il via libera al suo ritorno al Viminale, mentre Antonio Tajani per evitare di spaccare la coalizione. L’unica certezza è che l’emendamento presentato da FdI appare epurato delle sue proposte più estremiste proprio per cercare la quadra con gli alleati, con la promessa che le preferenze avvantaggerebbero i segretari di partito. Meloni, invece, avrebbe voluto un modello con le preferenze libere, sul modello delle Europee.
Il rischio legato a Vannacci
La leader di FdI, infatti, starebbe iniziando a valutare la possibilità che la riforma non sia più utile. Senza il partito di Roberto Vannacci in coalizione, infatti, il premio di maggioranza non sarebbe raggiungibile e lo “Stabilicum” perderebbe la sua ragion d’essere. Provocare una bocciatura in Aula, d’altra parte, potrebbe aprire a scenari non favorevoli al Governo Meloni, con l’opinione pubblica sempre più attenta alle promesse non mantenute dalla maggioranza. Una via di uscita è vista nella Corte Costituzionale, che potrebbe bloccare il testo e togliere il peso della scelta al centrodestra.
L’opposizione valuta un Aventino
Il provvedimento è stato osteggiato sin dalla sua presentazione, con l’opposizione che ha parlato di un testo “irricevibile” e che ha chiesto di abolirlo in favore di una riforma bipartisan che contemplasse anche le richieste del centrosinistra. Dal Governo Meloni è giunto un sonoro “no” e una minima rimodulazione per evitare i problemi di incostituzionalità. Il premio di maggioranza eccessivo e l’indicazione del Presidente del Consiglio, però, restano i due scogli principali da superare, tanto che l’opposizione starebbe valutando un “Aventino”, ovvero di non partecipare al voto per evitare l’approvazione della riforma.
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