Dopo la bocciatura dei precedenti dazi da parte della Corte Suprema, Donald Trump ci riprova. Il rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer ha annunciato l’entrata in vigore di nuovi dazi doganali su oltre 60 Paesi. Le aliquote oscillano tra il 10% e il 12,5% e colpiscono, tra gli altri, Regno Unito, Messico, Canada, Australia, India, Cina e tutti i 27 Stati dell’Unione europea.
Il nuovo schema tariffario
Le tariffe si fondano sulla sezione 301 del Trade Act, firmato dal presidente repubblicano Gerald Ford nel 1974. L’amministrazione Trump presenta la misura come uno strumento per colpire i Paesi che non contrasterebbero adeguatamente il lavoro forzato.
«Gli Stati Uniti hanno un divieto di importazione di manodopera forzata da quasi un secolo e lo applicano rigorosamente; è giunto il momento che i nostri partner commerciali facciano lo stesso», ha dichiarato il rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer.
Le proteste dei partner
La misura ha provocato reazioni immediate. Tra gli altri, Australia, Brasile, Canada hanno definito i dazi ingiustificati e hanno annunciato battaglia per ottenerne la revoca.
Dall’Unione europea è arrivato il commento della responsabile della politica estera Kaja Kallas: «Non si può dire una cosa del genere per l’Unione Europea», ha dichiarato a Reuters, confermando che la misura è inaspettata. «Se si confrontano le nostre leggi sul lavoro con quelle degli Stati Uniti, noi abbiamo ferie pagate e ottime condizioni di lavoro per i dipendenti, quindi l’accusa non è realmente fondata».
Il giudizio della Corte Suprema
Il nuovo pacchetto arriva mesi dopo la bocciatura dei precedenti dazi da parte della Corte Suprema. Trump aveva imposto a febbraio una tariffa generalizzata invocando l’International Emergency Economic Powers Act, ma i giudici hanno stabilito che il potere di imporre tasse spetta solamente al Congresso.
La Casa Bianca tenta ora una strada diversa, agganciando i dazi alla normativa commerciale del 1974. Ma molti esperti ritengono che anche questa architettura possa essere contestata e finire di nuovo davanti alla Corte Suprema.
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