Venerdì 19 giugno nel comune francese di Narbona, Louis, 17enne ospitato temporaneamente in una struttura ASE, è stato aggredito da un gruppo di ragazzi. Calci e pugni, anche in pieno volto, che l’hanno portato alla morte nei giorni successivi. Il suo corpo è stato abbandonato privo di sensi nella rampa di scale di un cantiere. Per poi essere rinvenuto, ormai esanime, da un operaio giovedì 25 giugno. Cinque responsabili sono stati arrestati e incriminati per tentato omicidio premeditato. Al momento si trovano in custodia cautelare. Il movente non è ancora chiaro.
Secondo una prima ricostruzione delle autorità, sembra che uno dei membri del gruppo avesse dei pregressi con la vittima. Litigi, niente di più. Non giustifica quindi la violenza barbarica subita da Louis. A ogni modo, si conoscevano. Infatti gli inquirenti hanno spiegato che è possibile che il 17enne sia stato attirato nei pressi del cantiere appositamente. Quanto accaduto in seguito è stato ripreso dagli stessi responsabili, che venerdì hanno inviato il video a un conoscente. Quest’ultimo ha quindi allertato immediatamente le autorità, ma dalle immagini il luogo dell’aggressione non era chiaro.
L’incognita sul movente
Louis presentava «numerosi ematomi al volto e diversi sanguinamenti dalla bocca e dal naso», ha affermato il procuratore di Narbona Jean-Philippe Rey, durante una conferenza stampa mercoledì. È stato prima ricoverato, poi trasferito a Perpignan. Quando i soccorritori l’hanno trovato, era ancora vivo. Ma le ferite riportate non gli hanno dato scampo. Torna così rilevante, anche in Francia, il tema della sicurezza e di quella che il presidente di Rassemblement National Jordan Bardella ha definito un «imbarbarimento della società».
Dura anche la reazione di Marine Le Pen, che ha lamentato l’incrementarsi delle «barbarie quotidiane». Bardella ha poi rimarcato il concetto, sostenendo che l’aggressione ai danni di Louis sia «il simbolo di un Paese alla deriva». Mentre Gabriel Attal, candidato di Renaissance alle elezioni presidenziali, ha chiesto «uno shock di autorità». Ma mentre alcuni fanno riferimento a «motivazioni di carattere razziale», le autorità hanno chiarito che per ora tale movente non è considerato nella pista d’indagine. Hanno quindi chiesto di «correggere le informazioni errate circolate su alcuni media e sui social network».
Il procuratore Jean-Philippe Rey ha chiarito che «tre degli indagati erano già conosciuti dai servizi dell’ASE, ma nessuno di loro era ospitato nella stessa struttura che accoglieva Louis». Il 17enne si trovava a Narbona dal mese di maggio, ospitato temporaneamente in una struttura dell’ASE «con il consenso dei suoi genitori e su loro richiesta», come confermato dalla vicepresidente del dipartimento dell’Aude Chloé Danillon.
Si era già rivolto alle autorità in due occasioni: l’11 maggio aveva sporto denuncia «per fatti che coinvolgevano altri ragazzi, senza alcun collegamento con gli attuali indagati», mentre il 12 giugno si era presentato alla gendarmeria nel Tarn per segnalare una violenza di gruppo, senza però formalizzare una querela.
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