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sabato 18 Aprile, 2026
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Giuseppe Conte alla presentazione di Una nuova primavera

“Una nuova primavera” per Conte. “Prima il programma, poi le primarie. Solo così ci saremo”

Alla presentazione in anteprima per la stampa del suo nuovo libro, il leader del M5S punta sul programma e la credibilità degli alleati per evitare divisioni nel campo progressista.

Da Laura Laurenzi
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Non c’era un posto vuoto nella Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano, a Roma, dove Giuseppe Conte ha presentato il suo primo libro politico. “Una nuova primavera” (Marsilio), in uscita nelle libreria dal 14 aprile, nasce per smantellare la narrazione del “primo ministro per caso”, raccontando nei dettagli alcuni dei passaggi più significativi dell’esperienza politica del leader del M5S. Lo ha spiegato lo stesso Conte, intervistato dal giornalista Giovanni Floris, con cui ha affrontato i nodi politici attuali, a partire dalle alleanze. Tommaso Cerno, seduto in prima fila, ha ascoltato con attenzione ogni parola, circondato da alcuni volti dei 5 Stelle. Da Barbara Floridia a Michele Gubitosa, erano numerosi i parlamentari e membri del partito presenti.

Dopo una premessa sulle radici di Giuseppe Conte, l’evento è entrato nel vivo. “Visto che per lei le alleanze sono così importanti, potrebbe tornare al governo con la Lega?”, ha chiesto con schiettezza Floris, permettendo al leader del M5S di chiarire che oggi “essere progressisti è una scelta di campo”. L’affidabilità e un programma condiviso sono le due prerogative che il Movimento cerca nei suoi alleati, escludendo automatismi nella scelta del leader. La possibilità di scegliere il candidato premier solo sulla base dei consensi alle urne “funzionerebbe solo a destra, perché nel centrosinistra non c’è la consuetudine dell’alleanza”.

Le primarie e il programma condiviso nel campo progressista

Giuseppe Conte e Giovanni Floris

Giuseppe Conte e Giovanni Floris

L’obiettivo resta costruire un progetto condiviso, con ciascuna forza politica che costruirà i suoi punti programmatici in vista di un incontro prima o dopo l’estate per trovare un accordo. Il voto sarà aperto e permetterà la nomina di figure esterne alle forze politiche. Poi, una specifica doverosa: “Io non ho mai chiesto le primarie. Sono stato l’ultimo a parlarne e poi tutti improvvisamente hanno come cambiato idea”.

In ogni caso, conferma Conte, se alle primarie dovesse trionfare la segretaria del Pd, Elly Schlein, il M5S non avrà problemi a seguirla. “Vi sfido. Andate a trovare nella storia dei Comuni o delle Regioni se, quando il Movimento è stato in coalizione, c’è stato elemento di slealtà da parte nostra”, ha detto ai giornalisti presenti.

Conte non ha risparmiato neanche le critiche. La prima è stata rivolta a Luigi Di Maio, dopo le accuse di aver dichiarato il falso nel suo libro. “Mi sono stupito che con tutto quello che accade in Medio Oriente abbia avuto il tempo di leggere la rassegna stampa italiana”, ha dichiarato tra le risate dei presenti. Poi la critica a Donald Trump e all’attacco a Papa Leone XIV, definito una  “pagina molto triste a livello internazionale”.

Conte a Meloni: “Qualunque altro leader si sarebbe già dimesso”

Infine, l’analisi critica dell’operato del governo Meloni. “Ha deluso e tradito le aspettative di buona parte dei suoi stessi elettori”, è la lettura di fondo del leader pentastellato. “In politica estera non abbiamo una posizione“, ha continuato, aggiungendo che la scelta di “accontentare Trump” non avrebbe mai potuto essere redditizia, perché il presidente Usa è abituato a prendere e mai a garantire. “A Zampolli mi sono raccomandato di dire a Trump che per me sta sbagliando tutto”, ha aggiunto con fermezza, criticando il fatto che il governo Meloni non sia ancora riuscito a fare lo stesso: “L’Italia nel quadro internazionale ha sempre avuto una posizione chiara e difeso i propri pilastri, per questo deve condannare chi non rispetta il diritto internazionale”.

“Sulla crisi energetica è necessario prendere una posizione decisa e negoziare con Ucraina e Usa per riottenere il gas, come spiegato stanotte da Claudio Descalzi, Ad di Eni”, ha aggiunto, ricordando che finora nessun leader europeo ha avuto la forza di intestarsi questo negoziato. Infine, l’affondo più duro contro Meloni: “Chiunque altro dopo una sconfitta come quella al Referendum si sarebbe già dimesso“.

Leggi anche: Il silenzio imbarazzante di Meloni, la “donna, mamma, cristiana” non difende il Papa

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