Ad agosto del 2022 Meta raccolse e trattò impropriamente i dati degli utenti italiani per ottenere la loro profilazione politica. È quanto emerso dall’inchiesta di Report che andrà in onda stasera. Il colosso americano, inoltre, inserì un filtro pro-destra che favorì la diffusione dei contenuti delle destre, oscurando quelli delle sinistre.
La funzione EDI
La società americana, infatti, nel 2022 introdusse su Facebook la funzione EDI (Elelction day information) e su Instagram degli sticker tematici. Lo scopo dichiarato delle nuove funzioni era quello di fornire informazioni elettorali agli utenti, reindirizzandoli al sito del ministero dell’interno. Il nuovo strumento, secondo quanto dichiarato da Meta, aveva anche la funzione di contrastare le interferenze e rimuovere i contenuti che disincentivavano al voto.
Tutti buoni propositi, peccato che si trattasse di una “copertura” per raccogliere i dati degli italiani senza il loro consenso. Non fu infatti data un’informativa trasparente sull’uso dei dati.
I dati raccolti senza il consenso degli utenti
A tal proposito l’inchiesta di Report ha fatto trapelare dettagli inquietanti: Meta avrebbe raccolto e aggregato dati su età, genere, posizione e interazioni di 7 milioni di utenti. Dati che potrebbero essere stati venduti a terzi, compresi “partner governativi e comitati elettorali”.
Il dipartimento tecnico del Garante della privacy, guidato da Riccardo Acciai, chiese quindi un blocco urgente di questa funzione. Tuttavia i membri del collegio, Guido Scorza e Agostino Ghiglia, proposero di aspettare l’intervento delle autorità europee prima di procedere con la sospensione della funzione di Meta.
La multa ridotta da 75 mln a 25 mln
Nel 2023 si ripropose il problema con le elezioni regionali, ma il Garante della privacy intervenne vietando a Meta di condividere i dati raccolti con terzi e proponendo una multa da 75 mln.
Secondo quanto scoperto da Report, Ghiglia avrebbe definito “ridicola” la sanzione e la multa, che sarebbe stata abbassata a 25 mln.
Ora bisognerebbe interrogarsi su quanto una multa, pari solo allo 0,02% del fatturato mondiale della società di Mark Zuckerberg, possa essere efficace e costituire una valida punizione contro chi ha messo a rischio la tenuta democratica di un Paese.
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