lunedì 15 Giugno 2026
Utenti profilati e un filtro pro-destre: così Meta interferì nelle elezioni del 2022 ph Epa

Utenti profilati e un filtro pro-destra: così Meta interferì nelle elezioni del 2022

Il colosso americano aggregò i dati di 7 mln di utenti senza il loro consenso e li condivise con terzi. Il garante condannò la multinazionale di Mark Zuckerberg a pagare 75 mln di multa, ma la sanzione è scesa a 25 mln

Da Simona Maggi
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Ad agosto del 2022 Meta raccolse e trattò impropriamente i dati degli utenti italiani per ottenere la loro profilazione politica.  È quanto emerso dall’inchiesta di Report che andrà in onda stasera. Il colosso americano, inoltre, inserì un filtro pro-destra che favorì la diffusione dei contenuti delle destre, oscurando quelli delle sinistre.

La funzione

La società americana, infatti, nel 2022 introdusse su Facebook la funzione EDI (Elelction day information) e su Instagram degli sticker tematici. Lo scopo dichiarato delle nuove funzioni era quello di fornire informazioni elettorali agli utenti, reindirizzandoli al sito del . Il nuovo strumento, secondo quanto dichiarato da Meta, aveva anche la funzione di contrastare le interferenze e rimuovere i contenuti che disincentivavano al .

Tutti buoni propositi, peccato che si trattasse di una “copertura” per raccogliere i dati degli italiani senza il loro consenso. Non fu infatti data un’informativa trasparente sull’uso dei dati.

I dati raccolti senza il consenso degli utenti

A tal proposito l’inchiesta di Report ha trapelare dettagli inquietanti: Meta avrebbe raccolto e aggregato dati su età, genere, posizione e interazioni di 7 milioni di utenti. Dati che potrebbero essere stati venduti a terzi, compresi “partner governativi e comitati elettorali”.

Il dipartimento tecnico del Garante della privacy, guidato da Riccardo , chiese quindi un blocco urgente di questa funzione. Tuttavia i membri del , Guido e Agostino , proposero di aspettare l’intervento delle autorità europee prima di procedere con la sospensione della funzione di Meta.

La multa ridotta da 75 mln a 25 mln

Nel 2023 si ripropose il problema con le regionali, ma il Garante della privacy intervenne vietando a Meta di condividere i dati raccolti con terzi e proponendo una multa da 75 mln.
Secondo quanto scoperto da Report, Ghiglia avrebbe definito “ridicola” la sanzione e la multa, che sarebbe stata abbassata a 25 mln.
Ora bisognerebbe interrogarsi su quanto una multa, pari solo allo 0,02% del fatturato mondiale della società di , possa essere efficace e costituire una valida punizione contro chi ha messo a rischio la tenuta democratica di un Paese.

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