mercoledì 15 Luglio 2026
Giorgia Meloni e Roberto Vannacci.

Vannacci spaventa Meloni: il vertice con Salvini e Tajani per accelerare su sicurezza e immigrazione

I tre leader del centrodestra faticano a trovare una quadra sui temi che il leader di Fn sfrutta per guadagnare consensi. Divisioni anche sulla legge elettorale: Salvini apre alle preferenze, ma FI resta scettico

Di Laura Laurenzi
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La Giorgia Meloni e i due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani si sono riuniti ieri a Palazzo Chigi per discutere di sicurezza e immigrazione, con l’obiettivo di comprendere quale narrazione adottare per frenare l’ascesa di . La nascita di Nazionale, che in meno di sei mesi dalla sua fondazione ha superato i consensi della Lega nei sondaggi e che non sembra intenzionato a entrare a far parte della maggioranza, frammenta i consensi della maggioranza e mette a rischio sia l’efficacia della nuova legge elettorale approdata in Parlamento sia la vittoria stessa della di centrodestra alle prossime elezioni politiche.

Così, i tre leader si sono incontrati con il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, quello della Difesa, Guido Crosetto, i due sottosegretari alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, e i vertici di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. L’obiettivo del è comprendere come rendere l’Italia più sicura e soprattutto come veicolare agli elettori il messaggio che il Governo continua a compiere progressi in questo senso. In più, nella parte finale, i tre leader si sono confrontati sul delicato tema delle preferenze nella legge elettorale, su cui la maggioranza è sempre più divisa.

La falla nel Governo Meloni

Ormai da diversi ministri continuano a sottolineare l’importanza di spiegare al meglio qual è la strategia dell’esecutivo su temi così importanti come la sicurezza e l’immigrazione. Oggi, con Vannacci che idee di remigrazione e strette impraticabili per questioni di costituzionalità sulla cittadinanza, non sembra più possibile ignorare questa falla nella comunicazione. Così già nei giorni scorsi Meloni è tornata a battere sui suoi canali social sul tema dell’immigrazione, chiarendo che “bisogna governare i flussi con responsabilità e umanità, ma anche intransigenza”. Il riferimento è al nuovo regime di sanzioni che, almeno dal suo punto di vista, sarebbero legate alle sollecitazioni giunte a Bruxelles dall’Italia.

Le proposte: più soldati e meno immigrati nelle carceri

Per quanto riguarda la sicurezza, il tema è più complesso da affrontare perché la maggioranza non è allineata. Salvini vorrebbe aumentare i soldati presenti nelle stazioni, passando dai 7mila attuali a 30mila. Crosetto si è detto contrario, ribadendo che i militari devono svolgere la loro professione e i poliziotti la loro. FdI vorrebbe propagandare, invece, il rimpatrio dei detenuti stranieri con condanne superiori a un anno di carcere e la possibilità di revocare la cittadinanza a chi delinque.

FdI, FI e Lega sempre meno allineati

Tutte mosse promesse in campagna elettorale e poi dimenticate in questi quattro anni dal Governo Meloni. A riportarle in superficie è stata solo la paura che Vannacci possa attirare e consensi dell’elettorato più intransigente e soprattutto più deluso dalla svolta moderata assunta dall’esecutivo dopo la sua elezione. A pesare, però, sono sempre le divisioni interne alla coalizione, con i tre partiti sempre più distanti sui temi cruciali che avevano caratterizzato la loro campagna elettorale.

Sembra che il vertice si sia concluso con una riflessione sulla legge elettorale. FdI continua a spingere sulle preferenze e i capilista bloccati, mentre Forza Italia resta fortemente scettica. E se Salvini ieri ha aperto sulla possibilità di votare a favore di questo punto, forse nella speranza di strappare il candidato sindaco di Milano, Tajani resta fermo sulla sua posizione. Eppure, il leader leghista ieri sembrava convinto nell’affermare che non c’è nessuna distanza tra i tre partiti, tanto che “non c’è nessun con gli alleati sul tema in agenda”. Una dichiarazione smentita dall’incontro svolto proprio a Palazzo Chigi.

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