Il 7 luglio i Paesi NATO si riuniranno ad Ankara, in Turchia. Italia inclusa. E il tasto dolente rimane sempre lo stesso: il 5% del Pil destinato agli investimenti militari entro il 2035, richiesto espressamente dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La premier Giorgia Meloni si muove così sul filo del rasoio, attanagliata dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che intende rispettare gli impegni presi, e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che invece ritiene ci siano altre priorità.
Crosetto non demorde: «Noi abbiamo la fortuna, che abbiamo ereditato, di far parte della più forte alleanza che esista al mondo», afferma, «questo significa rispettare le regole che questa alleanza si è data, sia quando ti piacciono sia quando non ti piacciono». Lo storico compagno di partito della presidente del Consiglio quindi taglia corto: «Se qualcuno ha un’idea diversa, la dica. Io non voglio allearmi né con la Russia né con la Cina». Rimane però il nodo Trump, che con la sua imprevedibilità ha messo in difficoltà Giorgia Meloni in più di un’occasione.
Secondo il ministro della Difesa però non c’è nessuna incrinatura nell’asse Roma-Washington. «Non vedo problemi da questo punto di vista», chiarisce. Lasciando però un margine di dubbio: «Poi cosa dirà e farà Trump lo vedremo». Per quanto il vertice NATO ad Ankara, ribadisce Crosetto, sia «costruito perché tutto funzioni», lo stesso si poteva dire dell’incontro del G7 a Evian, che però si è concluso con le dichiarazioni pungenti del tycoon contro la leader di Fratelli d’Italia. Dalla «pena» per la richiesta di un selfie, alla ricerca «implorante» del Presidente per recuperare terreno nei sondaggi.
Il vertice NATO sarà quindi ben diverso dal G7 di Evian. Allora Meloni credeva che fare quattro chiacchiere con Trump potesse favorire una distensione delle tensioni. Questa volta per la premier sarà difficile capire come muoversi, senza che i suoi tentativi di pace deflagrino nuovamente in un attacco frontale. E infatti fonti diplomatiche sostengono che, al momento, non sono previsti bilaterali tra i due leader di destra. La presidente del Consiglio, come ha spiegato in Parlamento, ribadirà l’intenzione di rispettare gli impegni legati agli investimenti militari, ricorderà quindi al Presidente USA l’incremento dei fondi destinati alla difesa, passati dall’1,6% al 2,8% del Pil. Repubblica poi anticipa che Meloni potrebbe azzardare e promettere a Trump di raggiungere presto quota 17 miliardi di euro entro il 2028.
Ma mentre la premier studia una strategia per rientrare nelle grazie del tycoon, rimane una questione irrisolta: come sopperire alle esigenze dei cittadini, schiacciati dalla crisi energetica – provocata dalla guerra voluta da Trump in Medio Oriente –, dal deficit del personale sanitario e dalla pressione fiscale. Criticità per le quali, appunto, Giorgetti aveva avanzato delle remore sull’incremento delle spese miliari.
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