Volkswagen spinge sull’acceleratore del riassetto interno e valuta un intervento drastico che potrebbe coinvolgere fino a 100mila lavoratori nei prossimi anni. Le indiscrezioni riportate dal Financial Times e confermate da Handelsblatt indicano che il gruppo di Wolfsburg starebbe considerando anche la chiusura definitiva di quattro stabilimenti in Germania, una decisione senza precedenti per il colosso automobilistico. In origine l’obiettivo era una riduzione di circa 50mila posti entro il 2030, ma il peggioramento dello scenario macroeconomico ha portato a raddoppiare le stime, avvicinando il taglio alla soglia dei sei punti percentuali. Parallelamente, fonti interne riferiscono che è già stata definita la struttura contrattuale per gestire l’uscita anticipata di 37mila dipendenti.
Uscite programmate e impatto sui marchi
La prima fase del piano seguirà tempistiche precise per evitare ripercussioni immediate sulla produzione. Circa 27mila lavoratori lasceranno l’azienda entro la fine dell’anno su base volontaria, grazie a incentivi economici e strumenti di prepensionamento, mentre altri 10mila dipendenti concluderanno il percorso nel corso del 2027. Il ridimensionamento interesserà in modo trasversale i principali marchi del gruppo, tra cui Volkswagen, Audi e Porsche, oltre alla divisione software Cariad, considerata strategica. Se confermato, il taglio complessivo supererebbe i precedenti storici delle grandi crisi industriali: General Motors si fermò a 74mila esuberi negli anni novanta, mentre IBM nel 1993 arrivò a 60mila. Per sostenere la ristrutturazione, il gruppo ha già avviato operazioni straordinarie come la cessione della divisione di motori marini Everllence al fondo Bain, che ha portato 7,4 miliardi di proventi.
Pressioni politiche ed equilibrio industriale
L’impatto sociale del piano suscita forte preoccupazione, considerando che Volkswagen è il principale datore di lavoro privato in Germania. Il portavoce del governo federale Sebastian Hille ha sottolineato che l’esecutivo è consapevole della fase economica complessa, mentre il cancelliere insiste sulla necessità di recuperare competitività sui mercati globali. *“La priorità è rafforzare la competitività dei prezzi”*, è la linea ribadita pubblicamente. Berlino evita interferenze dirette ma punta a creare condizioni favorevoli per impedire la chiusura degli impianti nazionali. Le decisioni restano comunque nelle mani del management, chiamato a bilanciare sostenibilità economica e dialogo con i sindacati. Il sistema manifatturiero tedesco soffre costi energetici elevati e una domanda globale in calo nel settore automotive, mentre il ministero delle Finanze conferma la necessità di interventi per ridurre i costi aziendali. A livello europeo sono già state introdotte misure come il prezzo calmierato dell’energia e meccanismi di compensazione, mentre Bruxelles lavora per aprire nuovi mercati e limitare la pressione delle importazioni asiatiche. Nel lungo periodo, la trasformazione della rete energetica sarà cruciale per garantire stabilità e sostenere la ripresa dell’automotive tedesco.
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