Il ministro della Pubblica amministrazione in quota Forza Italia, Paolo Zangrillo, chiarisce una volta per tutte che la presenza di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci in coalizione non è possibile. In un’intervista a Repubblica, in cui ha sminuito l’importanza delle preferenze nella legge elettorale – anche se inizialmente erano il cardine del decreto – e ha smentito l’idea che a Forza Italia interessi un pareggio nelle prossime elezioni, l’esponente forzista si è unito al coro di delegittimazione di Vannacci.
Zangrillo chiarisce che l’annessione di Vannacci rischierebbe di trasformare il centrodestra in un’alleanza simile al campo largo, in cui convivono realtà incompatibili solo per ottenere più voti alle urne. “Se anche noi vogliamo diventare un cartello elettorale, prendiamoci Vannacci che non c’entra niente con i valori del centrodestra”, ha dichiarato, ricordando che la maggioranza è invece un’alleanza di proposte e principi condivisi.
Meloni detta la linea su Vannacci
Dopo l’ospitata di Giorgia Meloni a “10 minuti” in cui la Presidente del Consiglio ha chiarito di non voler avere nulla a che fare con la forza politica dell’ex parà della Folgore, “che è uguale all’opposizione”, i vari partiti di maggioranza si sono compattati su questa posizione. Non c’è posto in coalizione per un partito che non vuole adeguarsi al programma e lavorare per raggiungere la vittoria.
Una strategia che regge per il momento, ma che rischia di scontrarsi presto con i consensi ottenuti da Futuro Nazionale. Ad oggi, a quattro mesi dalla sua fondazione e a meno di un anno dalle prossime elezioni, il partito di Vannacci conta il 6% nei sondaggi. Una percentuale non trascurabile, soprattutto se si considera che è più alta di quella della Lega. Così il governo Meloni rallenta sulla legge elettorale, efficace solo se il centrodestra è unito. L’incognita Vannacci, quindi, l’ha trasformata in un’arma a doppio taglio.
Zangrillo: “No alle preferenze nella legge elettorale”
E sul tema delle preferenze? “Dobbiamo avere il buon senso di trovare una soluzione nella quale tutti si riconoscano”, spiega Zangrillo, chiarendo che se prevarrà il sistema delle preferenze, allora FI si adeguerà. In ogni caso, il ministro resta convinto che queste non assicurino una maggiore affluenza alle urne, ma rischino solo di non assicurare la qualità della classe politica. “Se un candidato raccoglie tanti voti a proprio nome, non significa automaticamente che sia all’altezza dei compiti da svolgere come deputato o senatore”, spiega, aggiungendo che la capacità di riconoscere le figure più adatte resta solo ai singoli partiti.
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