Un vertice a New York per ridisegnare la strategia del conflitto e verificare i margini per un negoziato. È l’annuncio diffuso da Volodymyr Zelensky a seguito di un lungo colloquio telefonico con Donald Trump. Il presidente ucraino ha affidato a una nota sui social il proprio cauto ottimismo, definendo la conversazione intercorsa come un passaggio chiave per costruire un concreto «slancio diplomatico». A preparare il terreno per l’appuntamento moscovita e moscovita-statunitense nella Grande Mela era stata la recente missione a Kiev degli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner. Secondo quanto riferito dal leader ucraino, i due inviati hanno potuto verificare sul campo le condizioni della popolazione e le criticità infrastrutturali del Paese, ponendo le basi per un piano operativo incentrato su tre direttrici primarie: la sicurezza alimentare, la tutela delle reti energetiche e la salvaguardia della vita dei civili.
La pressione di Trump sugli attacchi alle raffinerie
Se la linea ufficiale stilata da Kiev mette l’accento sulla priorità assoluta di un percorso di de-escalation guidato dal team americano, la ricostruzione dei dettagli del colloquio fornita dalla testata Axios rivela un quadro più complesso. Secondo fonti a conoscenza dei contenuti della telefonata, Trump avrebbe ripetutamente sollecitato Zelensky a interrompere gli attacchi sferrati con droni e missili a lungo raggio contro le raffinerie e i depositi di carburante sul territorio russo. Le incursioni ucraine contro le infrastrutture petrolifere di Mosca — come quella che ha recentemente colpito l’impianto di Kapotnya — starebbero infatti generando forti rincari nei prezzi globali del diesel e dei combustibili. Il tema della stabilità energetica globale si conferma così un fattore d’attrito centrale, destinato a pesare in maniera determinante nei colloqui riservati previsti a margine dell’imminente Assemblea generale delle Nazioni Unite.





