In occasione del 25esimo anniversario della morte di Indro Montanelli, giornalista e fondatore de Il Giornale, la premier Giorgia Meloni ha concesso una lunga intervista al quotidiano, nella quale affronta alcuni dei temi caldi che hanno dominato il dibattito pubblico e parlamentare. «La sinistra, di ieri e oggi, ha una concezione tutta sua di libertà», sottoscrive, ricordando quando nel 1977 le Brigate Rosse gambizzarono Montanelli, «Noi siamo orgogliosamente diversi e crediamo nella vera libertà». Torna, poi, sul caso Roggero, sul ddl sicurezza, sui principali dossier internazionali e sull’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci.
A domanda del cronista, la presidente del Consiglio ribadisce che per quanto riguarda la condanna definitiva di Mario Roggero a 14 anni e 9 mesi di reclusione, le principali criticità sono da attribuire alla sproporzionalità della pena e al nodo del risarcimento a chi subisce un danno mentre commette un reato. Ed è, infatti, il contenuto del nuovo ddl sicurezza presentato a Montecitorio. «Non si possono dare otto anni a un pedofilo o meno di dieci anni in casi di stupri di gruppo e poi condannare un comune cittadino di 72 anni a passare il resto dei propri giorni in carcere», riflette. Mentre sul risarcimento sentenzia: «Se entri in casa mia per rapinarmi, sequestrarmi o aggredire me e la mia famiglia e mentre lo stai facendo subisci un danno perché io ho reagito, risponderò a eventuali responsabilità penali, ma tu non hai diritto a chiedere alcun risarcimento in sede civile».
La leader di Fratelli d’Italia, poi, ha modo di rivendicare i suoi successi nel contrasto dell’immigrazione irregolare, soprattutto dopo l’approvazione in sede europea del Regolamento sui ripatri. «Avevamo promesso agli italiani che avremmo cambiato l’Europa nella gestione dei flussi migratori e lo stiamo facendo», le sue parole, «Abbiamo interrotto una volta per tutte l’incremento incontrollato dell’immigrazione illegale alla quale assistevamo da anni». E conclude: «L’Italia non è più il campo profughi d’Europa». Un tema che si lega, indirettamente, alla morte di Abderrahim Fakir e sulla quale la premier ha le idee piuttosto chiare: «Ho trovato irresponsabile l’idea del sindaco di Bologna Lepore di chiamare la piazza all’indomani di quella tragedia, senza che ci fosse stato neanche modo di appurare le eventuali responsabilità. Era evidente che quella scelta sarebbe suonata come una condanna a priori delle forze dell’ordine e un ottimo pretesto per i soliti noti dei centri sociali di mettere a ferro e fuoco Bologna».
Dopodiché, oltre a ribadire di essere una «patriota occidentale» ancor prima dell’insediamento alla Casa Bianca del leader repubblicano Donald Trump e a escludere un’alleanza con Futuro Nazionale di Roberto Vannacci in vista delle elezioni politiche del 2027, Giorgia Meloni commenta anche la vicenda che riguarda l’attentato al conduttore di «Report» Sigfrido Ranucci: «Quello che si è sentito molto forte è l’imbarazzato silenzio della sinistra e di quella parte della stampa che ha alimentato quei surreali teoremi sul coinvolgimento del Governo».
La premier, infine, rivolge un pensiero all’opposizione: «Non è ben chiaro neanche quale sia la loro proposta alternativa, se non quella di contrastare Meloni». E sul possibile leader del campo largo: «Non lo sanno neanche loro. E, sinceramente, non mi pare il problema principale».





