Al presidio per sostenere la grazia a Mario Roggero indetto a Milano era presente solo l’organizzatrice. Stefania Caiafa è arrivata con il megafono in mano, ma non ha trovato nessuna folla pronta a dichiarare battaglia in nome del gioielliere di Grinzane Cavour condannato a 14 anni e 9 mesi di carcere per aver ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo.
Erano stati annunciati 200 partecipanti e se ne attendevano almeno mille. Invece, non è arrivato nessuno. Le camionette delle forze di polizia schierate per evitare scontri e far svolgere la manifestazione in sicurezza si sono rivelate inutili. Caiafa si dice sconvolta e amareggiata. “Dovevano esserci commercianti, gioiellieri. Non hanno le palle, le ho io che sono donna”, racconta ai cronisti presenti, annunciando di non voler abbandonare la sua battaglia: “Lunedì vado in Regione”.
La metà degli italiani non difende Roggero
A spiegare perché il caso di Mario Roggero abbia creato tanta animosità politica e poca a livello popolare è il sondaggio condotto da Only Numbers e spiegato da Alessandra Ghisleri a La Stampa. Il 44,4% degli intervistati è convinto che quella del gioielliere sia legittima difesa, mentre il 44,8% no. La rilevazione dimostra che non vi è una maggioranza assoluta che parteggi per il condannato né un’altra che sia convinta della certezza della sua condanna.
I fattori da prendere in considerazione sono molteplici e nessuno sembra pronto a scendere in piazza per un caso dalla dubbia etica. Secondo il 45,4% degli italiani, infatti, la difesa è da considerarsi sempre legittima, mentre il 40% non condivide questa affermazione. Anche in questo caso la scissione è piuttosto netta. L’unica maggioranza, seppur minima, riguarda la possibilità di concedere la grazia a Roggero. Il 53,2% degli intervistati si è detto favorevole.
I ruoli della paura e della sicurezza
Il motivo risiede nella consapevolezza che una condanna a 14 anni di carcere per un uomo di 72 anni potrebbe significare la morte prima del ritorno in libertà. Come spiega Ghisleri, molti italiani sembrano propensi a “perdonare” Roggero per una decisione presa in un momento di forte paura. Un perdono che però resterebbe privato e che non spingerebbe i cittadini a scendere in piazza in favore del gioielliere.
Un aspetto interessante che porta alla luce la rilevazione è che gli italiani non sono un popolo che tende ad agire per vendetta. Il voto degli intervistati dimostra invece la consapevolezza che la mancanza di garanzie di sicurezza da parte delle istituzioni genera incertezza e soprattutto paura. Emozioni che, in momenti di forte stress e tensione, possono portare a prendere decisioni avventate.
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