Andrea Pirlo sembrava il nome scelto per la panchina della Nazionale dopo il no di Pep Guardiola. Ora però la strada verso Coverciano appare meno lineare. Secondo il Corriere della Sera, Giovanni Malagò avrebbe iniziato a nutrire dubbi sull’ex centrocampista, travolto nelle ultime ore dalle perplessità dei tifosi e soprattutto dalle polemiche per il legame con lo sponsor russo Fonbet.
Le perplessità su Pirlo
Il dossier era noto alla nuova dirigenza federale. Pirlo è testimonial di una società di scommesse in cui compare anche l’oligarca Sergey Lomakin, presidente dello United FC, il club degli Emirati Arabi che l’allenatore guida attualmente. Ma a Coverciano non si aspettavano che la questione diventasse un caso politico e mediatico di queste dimensioni.
Le condizioni per arrivare alla firma restano chiare: Pirlo dovrebbe liberarsi dallo United FC e interrompere il rapporto con lo sponsor. Solo a quel punto potrebbe essere pronto per lui un contratto quadriennale, fino al Mondiale 2030, da circa un milione e mezzo di euro l’anno.
Malagò prende tempo
Il punto è capire se il polverone degli ultimi giorni abbia cambiato davvero gli equilibri. Maldini e Leonardo hanno indicato Pirlo come profilo ideale per aprire una fase nuova, ma Malagò, appena eletto alla guida della Figc, non vorrebbe inaugurare il suo mandato con una scelta già contestata prima ancora dell’annuncio.
Pirlo, impegnato oggi in Austria per un’amichevole a porte chiuse contro il Salisburgo, non ha parlato del suo futuro. Dal suo entourage filtra però fastidio per accuse considerate strumentali e ipocrite.
Le alternative: Conte e Mancini
Con Guardiola fuori dai giochi, le alternative restano quelle circolate nelle ultime settimane: Antonio Conte e Roberto Mancini.
Proprio Mancini, secondo Il Messaggero, era convinto di poter tornare in Nazionale e avrebbe anche rifiutato offerte da Benfica, Besiktas, Fulham e Nottingham. Il suo profilo non avrebbe però convinto Maldini.
Conte viene invece considerato poco adatto a un progetto di lungo termine: nella sua carriera da allenatore, eccezion fatta per i tre anni passati alla guida della Juventus (dal 2011 al 2014, una vita fa), non si è mai trattenuto sulla stessa panchina per più di due anni.
Il pensiero di Maldini
La partita ora riguarda anche i rapporti interni alla nuova Figc. Maldini, dopo un lungo corteggiamento, ha accettato l’incarico di direttore tecnico proprio perché gli era stata garantita voce decisiva sulla scelta del ct. E nel suo recente passato ha già dimostrato di non essere disposto ad accontentarsi di ruoli da subalterno, rimanendo sulla soglia della stanza dei bottoni. Se dovesse saltare l’arrivo di Pirlo, insomma, non è escluso che Maldini, e con lui Leonardo, rassegnino le dimissioni.
Anche per questo Pirlo è ancora in corsa. Di certo, però, il nuovo corso azzurro non sta partendo sotto i migliori auspici.
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