giovedì 13 Agosto 2026

Ci siamo dimenticati degli iraniani: stretti tra le bombe e la repressione del regime

Mentre la diplomazia internazionale cerca accordi e nuovi equilibri, milioni di iraniani restano schiacciati tra i bombardamenti e la repressione interna. L’allarme della relatrice Onu Mai Sato: «Gli iraniani sono stretti tra aggressione esterna e repressione interna»

Di Redazione
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

Nel dibattito internazionale l’attenzione è concentrata soprattutto sulle , sugli accordi possibili e sulle mosse dei grandi attori geopolitici. Ma dietro le strategie diplomatiche resta una popolazione, quella iraniana, che continua a pagare il prezzo più alto del conflitto e della interna. A denunciare la situazione è Mai Sato, relatrice speciale delle Nazioni unite per i diritti umani nella islamica dell’Iran, in un’ pubblicata da Repubblica. Il quadro tracciato è quello di intrappolati tra due forme di violenza: quella esterna dei bombardamenti e quella interna esercitata dalle autorità iraniane. «Gli iraniani sono stretti tra esterna e repressione interna», afferma Sato.

Le conseguenze dei bombardamenti

Secondo la relatrice Onu, gli attacchi israelo-statunitensi hanno colpito anche obiettivi civili, provocando conseguenze pesanti sulla vita quotidiana della popolazione. Nel sarebbero finite scuole, ospedali, quartieri residenziali e infrastrutture essenziali, con milioni di persone costrette a lasciare le proprie abitazioni. Sato sottolinea inoltre che le minacce contro infrastrutture strategiche come ponti e centrali elettriche potrebbero configurare violazioni del diritto internazionale umanitario. La situazione sarebbe aggravata anche dalle attività militari iraniane condotte nelle vicinanze di strutture civili e dal blocco delle comunicazioni. La limitazione dell’accesso a internet, secondo la relatrice, avrebbe impedito a molti cittadini di ricevere informazioni fondamentali per la propria sicurezza.

La repressione dopo le proteste

Accanto alla esterna continua però la repressione interna. Le proteste iniziate a gennaio hanno portato, secondo la denuncia delle Nazioni unite, a migliaia di arresti, episodi di tortura e casi di sparizione forzata. Sato riferisce almeno 7.015 vittime accertate e segnala che dall’inizio del 2026 almeno 24 persone sono state giustiziate in relazione alle manifestazioni. La , secondo la relatrice, sarebbe diventata uno strumento per colpire e intimidire una generazione che mette in discussione il sistema politico, sociale ed economico del Paese.

Un popolo sospeso tra paura e incertezza

Mentre la diplomazia internazionale discute di equilibri regionali e possibili accordi, milioni di iraniani vivono una condizione di estrema vulnerabilità. Da una parte il rischio dei bombardamenti e della distruzione delle infrastrutture, dall’altra la pressione di un apparato repressivo che continua a colpire il dissenso. L’allarme lanciato dalla relatrice Onu richiama l’attenzione su una crisi umanitaria che rischia di rimanere sullo sfondo rispetto alle grandi partite geopolitiche. Al , però, resta la vita dei civili: una popolazione schiacciata tra guerra, paura e mancanza di prospettive.

Seguite La Sintesi sui nostri social!

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata