giovedì 13 Agosto 2026
Isis

Baby jihadista arrestato: nel pc propaganda per l’Isis e manuali per ordigni

Il sedicenne di Como è accusato di terrorismo internazionale: sui dispositivi video di addestramenti e materiali di propaganda con ambienti del'Isis

Di Redazione
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Un sedicenne residente a Como è stato arrestato con l’ di aver intrapreso un percorso di radicalizzazione online. Dietro nickname e connessioni protette avrebbe diffuso materiale di propaganda dello , condiviso di addestramento ed esecuzioni e raccolto manuali per la costruzione di ordigni esplosivi improvvisati. Il , cittadino e senza precedenti penali, è finito al di un’indagine dell’antiterrorismo della Digos di Milano dopo una segnalazione dell’. Gli investigatori parlano di un “avanzato percorso di radicalizzazione” portato avanti attraverso la rete.

La rete dei contatti e la propaganda online

Secondo gli inquirenti, il ragazzo utilizzava strumenti informatici per nascondere la propria identità digitale, tra cui connessioni Vpn capaci di mascherare l’indirizzo Ip e farlo risultare collegato da altri Paesi. Attraverso questi sistemi sarebbe riuscito ad accedere a canali e piattaforme dove venivano diffusi contenuti riconducibili all’Isis. Il monitoraggio degli investigatori ha permesso di risalire ai profili utilizzati online e successivamente alla sua identità. Il sedicenne avrebbe inoltre avuto contatti e scambi di messaggi con persone ritenute vicine all’organizzazione terroristica.

Nel computer video e istruzioni per gli ordigni

Durante la perquisizione sono stati sequestrati diversi file digitali: materiale di propaganda dello Stato islamico in più lingue, filmati di addestramento e video con esecuzioni di prigionieri. Tra i contenuti trovati dagli investigatori anche un video in lingua russa, che il ragazzo conosce, relativo alla realizzazione di esplosivi utilizzando materiali facilmente reperibili. Gli elementi raccolti hanno portato il tribunale per i minorenni di Milano a disporre la custodia cautelare in carcere con accuse pesanti: partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale e propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa.

L’ombra della “white jihad”

Nel corso delle indagini sarebbe emerso anche un altro elemento: nei dispositivi del ragazzo sono stati trovati contenuti riconducibili all’estremismo suprematista e neonazista. Gli investigatori ipotizzano un percorso ideologico vicino alla cosiddetta “white jihad”, un fenomeno che combina simbologie e temi dell’estremismo di destra con elementi della propaganda jihadista. Una contaminazione considerata particolarmente preoccupante dagli analisti dell’antiterrorismo, perché mostra come alcune forme di radicalizzazione online possano attraversare ambienti ideologicamente diversi.

L’ durante una

Il giovane è stato fermato a Grosseto, dove si trovava in vacanza con la famiglia. L’operazione è arrivata al termine di un’indagine partita dall’attività di prevenzione dell’intelligence e sviluppata dalla sezione Antiterrorismo della Digos milanese. Il caso riaccende l’attenzione sul fenomeno della radicalizzazione digitale tra i più giovani: percorsi che possono nascere e svilupparsi attraverso la rete, spesso lontano dai radar tradizionali, fino a trasformarsi in una minaccia concreta secondo gli investigatori.

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