Il movimento ancora non esiste, ma nei sondaggi ha già un peso. È il paradosso di Alessandro Di Battista, l’ex volto simbolo del Movimento 5 Stelle che da mesi alimenta il dubbio sul suo ritorno in politica. Secondo una rilevazione realizzata da Mannheimer per La7 il primo agosto, una sua eventuale lista avrebbe già una consistenza elettorale attorno al 3,5 per cento. Numeri che bastano a riaccendere il dibattito nel centrosinistra e a far scattare l’allarme tra i dirigenti del campo largo: Di Battista potrebbe diventare per Giuseppe Conte quello che Roberto Vannacci rappresenta per il centrodestra, una spina nel fianco capace di sottrarre consenso e mettere in discussione la leadership.
Il ritorno del “Dibba” resta un mistero
Lui, però, continua a non sciogliere la riserva. Di Battista alterna silenzi politici e attività da reporter, girando l’Italia con il suo spettacolo “Scomode verità” e presentando il suo ultimo libro, “La Russia non è il mio nemico”. Da mesi ripete che sta valutando un ritorno sulla scena politica, ma senza annunciare né tempi né modalità. Una strategia che alimenta curiosità e sospetti: semplice operazione mediatica o preparazione di un vero movimento?
La base grillina guarda al passato
Il possibile ritorno del leader movimentista trova terreno fertile tra molti ex esponenti del M5S delusi dalla trasformazione del partito guidato da Conte. A spingere verso una nuova avventura ci sono figure come l’ex ministra Barbara Lezzi, l’ex capogruppo Alessio Villarosa e l’ex consigliera pugliese Antonella Laricchia. Un pezzo di mondo grillino che guarda con interesse a una linea più radicale, soprattutto sui temi della pace, del no all’invio di armi all’Ucraina e della critica alle scelte dell’attuale governo. Una posizione che potrebbe intercettare anche una parte dell’elettorato contrario alla linea di Conte ma ancora lontano dal centrodestra.
Il nodo Conte e la sfida interna
Nel campo largo la domanda è una sola: Di Battista vuole davvero costruire un nuovo soggetto politico oppure il suo nome serve soltanto a mantenere alta la pressione sul Movimento 5 Stelle? Il suo eventuale ingresso cambierebbe gli equilibri. Conte dovrebbe fare i conti con un concorrente interno capace di parlare alla stessa area di protesta, ma con un linguaggio più vicino alla stagione originaria del Movimento. Alcuni osservatori vedono nel progetto anche un possibile effetto destabilizzante sulla leadership dell’ex premier, soprattutto in una fase in cui il centrosinistra cerca una difficile unità.
Dalla piazza al Parlamento
Per ora Di Battista resta sospeso tra il ruolo di narratore e quello di possibile leader. Continua i reportage, gli incontri pubblici e la battaglia contro ciò che definisce il sistema politico tradizionale. Ma il dato dei sondaggi cambia la prospettiva: anche senza un partito, il suo nome conserva una capacità di mobilitazione. La vera domanda è se il “Dibba” resterà il personaggio delle piazze e dei libri o tornerà a essere un protagonista della politica nazionale.
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